L'Allenatore: 05 2011

Sono stato invitato come esponente dell’AIAC nazionale a partecipare, in qualità di relatore sul tema “L’interazione tra allenatore e staff medico”, al 1° Convegno sulle lesioni muscolari traumatiche nel calcio organizzato da “Sport e Medicina” di Pesaro e che si è svolto lunedì 4 novembre 2002 nella splendida cornice di Villa Matarazzo a Fanano di Gradara.
L’AIAC non poteva essere assente ai lavori di questo congresso altamente qualificato dove sono intervenuti numerosi esperti del mondo scientifico e sportivo.
Sono fermamente convinto che ovunque si parli di calcio, ed in modo specifico di tutte le problematiche inerenti all’uomo calciatore, la presenza di un allenatore sia d’obbligo. Le mie considerazioni esposte sul tema che mi era stato proposto di trattare sono scaturite dalle esperienze maturate negli anni presso diverse società in cui ho operato.
Il termine interazione significa: influenza reciproca tra persone, questo comporta chiaramente delle reazioni che possono essere positive o negative.
All’allenatore, oggi ancora più di ieri, viene richiesta una notevole e maggiore capacità professionale, comunicativa e gestionale del gruppo in cui opera.Appena l’allenatore entra a fare parte di una nuova società, è indispensabile che stabilisca immediatamente uno stretto rapporto di collaborazione con tutte le componenti che operano con lui: area tecnica, medica e società organizzatrice.
Per rimanere nel tema, credo sia indispensabile stabilire con lo staff medico un rapporto di chiarezza sul campo di azione e responsabilità nel rispetto dei ruoli: cioè dove inizi e termini il lavoro dello staff medico.
L’obiettivo comune deve essere quello di migliorare e fare mantenere il più a lungo possibile lo stato di forma ottimale di ogni singolo giocatore e il recupero ed inserimento in squadra di quei giocatori provenienti dai vari infortuni.
La salute del giocatore viene sempre prima delle esigenze tecnico-societarie e di spettacolo.Stabilito questo, l’allenatore dovrà avvalersi ed interagire con tutto lo staff medico per il raggiungimento degli obiettivi comuni;insieme al medico responsabile e al suo staff, pianificherà il programma di lavoro confrontandosi sui modi ed i tempi di intervento. Eventuali incomprensioni o incompatibilità che scaturissero da questo primo rapporto interpersonale fra le parti, potrebbe compromettere l’equilibrio dello spogliatoio ed il buon andamento dei risultati futuri.
Le indagini di laboratorio, i test di campo e le dettagliate informazioni ricevute dallo staff medico sulle condizione psico-fisiche e comportamentali di ogni singolo giocatore, faciliteranno l’allenatore nel proprio lavoro.
Sono tante le problematiche che devono essere risolte quotidianamente dall’allenatore; oggi il calcio professionistico è sempre più stressante, frenetico e competitivo, dove spesso gli interessi economici prevalgono su quelli tecnici. Sappiamo tutti quanto per l’allenatore sia difficile, alcune volte, gestire il gruppo (sempre più numeroso) dei giocatori in presenza delle conflittualità che provengono dall’esterno (stampa, tifosi) o dall’interno (società) quando i risultati non siano positivi. Ecco perché una buona interazione fra i diversi componenti dello staff, che operano all’interno dello spogliatoio, a stretto contatto con i giocatori, risulta importante. I problemi aumentano per l’allenatore e lo staff medico quando si tratta di gestire un giocatore infortunato e spesso questi problemi si ingigantiscono se il giocatore in questione è un campione.
I tempi di recupero e il suo reinserimento in squadra, per un suo utilizzo, spesso vengono ridotti, spesso a causa delle pressioni provenienti dalla stampa, dai tifosi, dalla società e dallo stesso atleta che insiste per giocare.
Se l’interazione fra allenatore e staff medico è ottimale non è difficile gestire il momento, ma alcune volte frasi dette alla stampa da un collaboratore dello staff medico e male interpretate (tipo: “il giocatore è guarito, non corre alcun rischio” oppure “ per me potrebbe giocare domenica, comunque deciderà l’allenatore” etc.) potrebbero lasciare intravedere delle incomprensioni, complicando il lavoro dell’allenatore. Io credo sia necessario, fra persone intelligenti e di buon senso, che ognuno sappia assumersi le proprie responsabilità senza invadere il compito dell’altro.
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*Allenatore di 1° cat. e Consigliere nazionale AIAC
