l'allenatore

Editoriale 

La riforma dei Campionati

di Azeglio Vicini

Nella riunione del Consiglio Federale del 28 Aprile, sulla controversa vicenda della riforma dei Campionati professionisti sono stati chiariti due aspetti importanti finora pieni di ombre e di dubbi.
Il primo, che a partire dalla stagione 2005/2006 la Serie B sarà articolata in due gironi; nel frattempo, entro settembre di quest'anno, si valuterà di quante squadre saranno composti. Si partirà dalle dieci squadre per girone proposte dalla Lega di Milano, alle diciotto della proposta Abete sostenuta dalla FIGC.
Noi riteniamo che, se non è sicuro che due gironi di Serie B a diciotto squadre portino vantaggi tecnici ed economici, abbiamo la certezza che il grande Sud d'Italia avrà sempre "almeno" due formazioni nella massima categoria, così come gran parte degli esperti e dell'opinione pubblica vorrebbe. Questo, beninteso, sarà possibile se dalla Serie A continueranno a retrocedere quattro squadre; caso contrario uno dei capisaldi della riforma Abete – due Società del Sud sempre nella massima serie – verrebbe a mancare. Inoltre, un nuovo assetto della Serie A che preveda la retrocessione di un numero inferiore a quattro formazioni se renderebbe meno probabile la discesa di categoria, ne renderebbe più difficile la risalita essendo diminuite le promozioni dalla serie inferiore. Di fatto, un tale meccanismo sarebbe dannoso anche sotto l'aspetto economico, il risanamento del quale, invece, è il primo obiettivo della riforma; infatti da una parte (Serie A), si avrebbero maggiori spese per cercare di sfuggire alla retrocessione – la serie cadetta non sarebbe più il purgatorio ma l'inferno – dalla parte opposta (Serie B) si farebbero forti investimenti per tentare la scalata a quell'unico posto disponibile per essere promossi.
Non solo, anche nello stesso interesse tecnico della Serie A, la riduzione delle retrocessioni potrebbe essere un danno: basta pensare, per esempio, a cosa sarebbe successo quest'anno se a retrocedere fossero state due o tre formazioni. Dopo pochi mesi di campionato la lotta per non retrocedere avrebbe riguardato solo tre club. Invece abbiamo visto che, praticamente condannate da tempo tre squadre, per il quart'ultimo posto vi è stato, fino alla conclusione del torneo, il coinvolgimento di altre sei, sette garantendo interesse e regolarità alla competizione.

Nel contesto della riforma, l'AIAC vuole riaffermare la sua contrarietà alla proposta di una riduzione dell'area professionista – praticamente il taglio di un girone – fra calciatori ed allenatori circa 400 posti di lavoro in meno.
Riproponiamo in via sperimentale un assetto che preveda due gironi di Serie B e quattro di C, tutti a diciotto squadre, assetto che sarebbe facilmente regolamentabile.
Dopo la Serie C, otto gironi del campionati nazionale della Lega Dilettanti a venti squadre anziché gli attuali nove a diciotto con la perdita effettiva di due sole formazioni; volendo allargare la massima competizione della LND i gironi potrebbero diventare dodici a diciotto formazioni aumentando logicamente da due a tre le retrocessioni per girone nella Serie C.

Il secondo chiarimento avuto in questo Consiglio Federale è proprio la notizia che aspettavamo quasi tutti; quella di togliere ogni dubbio circa la regolarità dei campionati e sul rispetto della classifica.
Si era sparsa la voce, ripresa e anche stranamente sostenuta da giornali importanti, che alla conclusione del campionato di Serie B 2002/2003 non sarebbe avvenuta alcuna retrocessione! E poi ci sarebbero stati subito i due tanto osteggiati gironi di Serie B con numero di squadre da "accordarsi". Pensate la delusione delle tifoserie, dopo aver speso tempo e denaro, alla fine sentirsi dire che tutto era azzerato!
Ora viene riaffermato che le società che concludono i campionati nelle posizioni che prevedono la retrocessione nella serie inferiore, anche importanti e con sede in grandi città, dovranno accettare il verdetto del campo. Bene ha fatto il Presidente Franco Carraro a chiarire ogni dubbio per il rispetto delle regole in vigore.
Non va troppo aiutato chi amministra e gestisce male società e passione dei tifosi, non si deve avere alcun timore di perdere "piazze" importanti per una retrocessione o un fallimento, anche perché altre sono pronte a subentrare.
Sia di esempio il caso della squadra di Firenze, una delle città più interessanti del mondo, erede di una società vincitrice di scudetti e coppe, con una grande tifoseria al seguito e finita in Serie C2. Nessuno a Firenze è andato oltre una profonda delusione, ma tutti hanno seguito la loro squadra nella nuova categoria con fiducia ed entusiasmo e con una straordinaria media di oltre 25.000 spettatori per gara.
Hanno vinto il campionato ed hanno festeggiato calorosamente l'evento perché vincere non è facile.
Ora vi sono solide basi societarie che lasciano ben sperare per il futuro. Basta vigilare.
In questi tempi ci sembra un esempio significativo.