l'allenatore

Preparazione atletica 

Sindrome da affaticamento: errori di allenamento



Autori vari, a cura di Roberto Sassi*

Alla base di un calo di forma o di un insuccesso si nasconde spesso uno stato di fatica mentale. La noia, la monotonia, l’ansia, i problemi fuori dal campo sono tutti fattori che influiscono sul rendimento di un atleta.Saperli riconoscere aiuta a ritrovare le energie perdute. Ma cosa è la fatica mentale?Quali le sue cause?Quando, in alcune circostanze, il sistema di elaborazione del nostro cervello è costretto a trattare una quantità di informazioni eccessive o che richiede uno sforzo mentale prolungato, si evidenziano delle modificazioni nelle strategie adottate dal sistema stesso. Di fatto l’atleta perde quello che viene definito “il colpo d’occhio” e la valutazione della situazione esterna diviene più lenta.Anche un eccessivo sforzo fisico può comportare una caduta nel rendimento del sistema elaborativi celebrale.
Cause che producono l’affaticamento mentale:
- noia;
- monotonia.
Fattori psichici:
- demotivazione;
- ansia;
- mancanza di speranza.
Come evitare l’affaticamento mentale:
- controllo del livello di motivazione;
- valutazione delle ragioni oggettive di turbamento;
- -capire se si è aspirato troppo in alto e se certi obiettivi di miglioramento, agonistici e non, sono spropositati rispetto al livello di preparazione raggiunto.
Quando la fatica mentale è frutto di una situazione ansiosa, all’atleta può essere utile ricorrere a delle tecniche di rilassamento muscolare che possono aiutarlo nel controllo della sindrome stessa.

(M.Cabrini, “Stanchi di testa” Rivista Correre n.120)
La fatica può essere individuata come uno scadimento della performance che si manifesta in risposta ad un complesso di informazioni “sensitivo-sensoriale” che segnalano il pericolo.

Indicazioni generiche:
- crampi muscolari;
- difficoltà respiratorie;
- palpitazioni;
- torpore fisico.

Risulta pertanto ovvio, ma giova sempre sottolinearlo, che elevare o, peggio ancora, annullare la percezione della fatica, con uso di sostanze aventi effetto anti-fatica, non è solo dannoso ma anche pericoloso per la vita stessa.

Il rapporto tra fatica muscolare (periferica) e fatica cerebrale (centrale) è stato esaminato applicando programmi di analisi computerizzata dell’elettroencefalogramma in quanto la fatica centrale determina un rallentamento dell’attività EEGrafica (rilevazioni effettuate su ciclisti e pattinatori).I dati ottenuti lasciano ipotizzare che esista una relazione tra le caratteristiche dello spettro di potenza dell’EEGramma e le condizioni di ossigenazione cerebrale.
(A.Arrigo, “La fatica muscolare” Rivista di cultura sportiva SDS n.7/8 1986)
I tempi di recupero dalle fatiche determinate dall’allenamento variano da poche decine di secondi ad alcuni minuti e possono arrivare anche a molte settimane:

- fatica alattacida (tempo di recupero:30 secondi);
- fatica lattacida (tempo di recupero: 6-7 minuti);
- -fatica derivata dall’accumulo di calore nell’organismo (tempo di recupero: alcune decine di minuti);
- -fatica derivata dalla disidratazione (tempo di recupero: alcune ore);
- -fatica da esaurimento di glicogeno muscolare (tempo di recupero: alcune decine di ore);
- -fatica endocrina (tempo di recupero:alcuni giorni);
- f-atica da necrosi di fibre muscolari (tempo di recupero:alcune settimane);
- -fatica dei legamenti, dei tendini e delle articolazioni (tempo di recupero: lungo periodo).
(E.Arcelli “Che cos’è l’allenamento” Ed. Sperling&Kupfer)
Secondo la definizione di Morton e Keast (1991) sovrallenamento (over-training) è il termine generale con cui si indica che l’individuo è stato sottoposto a stress derivanti dall’allenamento o da altri stress estranei ad esso (per esempio quelli legati allo stile di vita) al punto da non essere più in grado di esprimere una prestazione di livello ottimale dopo un appropriato periodo di rigenerazione. Per una diagnosi di sovrallenamento è necessaria una caduta della prestazione.Il sovrallenamento rappresenta la risultante di una situazione di squilibrio tra lavoro e recupero. Il problema cruciale è costituito dal fatto che non esiste ancora la possibilità di stabilite il limite fra l’allenamento ed il sovrallenamento.Tale separazione dovrebbe essere ricercata nella struttura stessa dell’allenamento, attraverso la definizione dei momenti nei quali dovrebbe essere completata la rigenerazione. Occorre tenere sempre presente che l’organismo di un atleta può rispondere ad uno stesso tipo di allenamento in maniera molto diversa: a volte per motivi che è possibile individuare solo attraverso un’analisi approfondita (sfera ormonale, comportamentale e psicologica), altre volte per motivi che non è possibile individuare nella pratica stessa. Il calo prestativo è un segnale di sovrallenamento quando è oggettivamente identificabile e, al tempo stesso, quando è associato ad altri segnali di overtraining o si protrae nel tempo per motivi che non possono unicamente essere ricondotti ad un’ errata impostazione tecnico-tattica.
(R.Sassi, "Allenamento e sovrallenamento”, Ed.Ermes)
La fatica è un fenomeno fisiologico che accompagna necessariamente l’allenamento e, nello stesso tempo, un presupposto per l’incremento delle prestazioni sportive. Infatti, solo la ripetizione di carichi che producono fenomeni di affaticamento provoca processi si supercompensazione e, quindi, un’azione di adattamento dell’organismo. Occorre distinguere fra fatica centrale e fatica periferica, anche se le due forme appaiono generalmente combinate e vengono indotte in proporzioni diverse l’una rispetto l’altra. La fatica centrale può essere provocata da un attenuarsi della forza di volontà. La prima fase della fatica si presenta sotto forma si svuotamento rilevante delle riserve energetiche nei gruppi muscolari impegnati e viene recuperata col loro ripristino. In questa fase la capacità di prestazione, con carichi di breve durata, può ancora mantenersi a livelli elevati. Questa forma di fatica, rapidamente recuperabile, sembra costituire la fatica generale tipica da allenamento. Nella seconda fase abbiamo una fatica complessa (centrale), non superabile a breve termine, che per ipotesi si potrebbe definire fatica da programma d’allenamento. La fatica complessa è una diminuzione globale dell’attività di esecuzione di un’abilità motoria relativa alla capacità coordinativa complessa o relativa al rendimento energetico del sistema degli organi che vi partecipa. A questo stadio della fatica si arriva sempre se vi è un accumulo di carichi d’allenamento ed i suoi sintomi non possono essere più recuperati rapidamente. Sembra che le misurazioni della rapidità d’azione, eseguite con la massima precisione, possano far rilevare tali processi di affaticamento. Va aggiunto che una teoria scientifica della fatica prodotta dall’allenamento, oltre che dai sintomi rilevabili attraverso i movimenti, dovrebbe essere completata da quelli rilevabili biochimicamente e per via elettromiografica, per garantire la migliore diagnosi possibile dell’esistenza di una fatica complessa.
(D.Martin, “Fatica e controllo dell’allenamento” Rivista SDS n.15 1989)
La valutazione del carico interno, nella pratica quotidiana, può essere effettuata in base a:
- i sintomi di stanchezza;
- il colore della pelle;
- la secrezione del sudore;
- la qualità dell’esecuzione dei movimenti;
- la capacità di concentrazione;
- lo scarso impulso;

- la svogliatezza;
- il senso di vuoto;
- il senso di pesantezza;
- la mancanza d’interesse;
- la tendenza all’isterismo ed alla critica;
- i ritmi di recupero.
(D.Harre, “Teoria dell’allenamento” Ed.Società Stampa Sportiva)
E’ difficile, se non impossibile, separare completamente questi due tipi di fatica (centrale e periferica). Alcune manifestazioni della fatica hanno carattere soggettivo, oltre che oggettivo. Se si accetta come segno esteriore di fatica la diminuzione della capacità lavorativa, bisogna ammettere che il senso soggettivo
è spesso un indice ingannevole poiché frequentemente,benché coi si senta veramente stanchi,mettendosi a lavorare si scopre di avere una grande capacità produttiva e la senza ione di fatica scompare se si riprende il ritmo di lavoro.
(P.Karpovich, “Fisiologia dell’attività muscolare” Ed.Leonardo Scientifiche, 1967)
La fatica periferica (muscolare) è condizionata da:
- esaurimento delle riserve energetiche;
- perdita di elettroliti;
- insufficienti apporti energetici;
- carenza di ferro;
- insufficiente apporto di proteine.
Se si vuole ottenere una rapida rigenerazione muscolare, si deve tener conto dei seguenti punti:
1) -ricostruzione rapida delle riserve energetiche e restituzione degli elettroliti, dei principali aminoacidi, del ferro e delle vitamine;
2) -preparazione corretta attraverso il riscaldamento e giusta strutturazione dei periodi che seguono agli allenamenti ed alle gare;
3) -corretta collocazione dell’allenamento e delle gare nel ritmo giornaliero e settimanale;
4) -alternanza corretta ed adeguata tra sonno, riposo ed attività.
(Autori vari)
Nei punti successivi sono indicati i diversi tipi di controllo che è possibile attuare da parte del preparatore atletico per tentare di evitare alcune sindromi di affaticamento:
1) -controllo individuale dei valori degli esami ematochimici;
2) verifica della puntuazione “ematica”;
3) verifica della puntuazione del “volume”;
4) verifica della puntuazione dell’”intensità”;

Puntuazioni alte devono indurre lo staff tecnico a:
- -ridurre momentaneamente il lavoro aerobico
- ridurre la quantità di allenamento
- -ridurre l’intensità dell’allenamento in quanto questo tipo di controllo annulla completamente i vecchi sistemi di pianificazione e modulazione dell’allenamento (2-3 settimane di carico, una di scarico, etc.)
- -controlli periodici attraverso i test del carico cardiaco (test di Conconi), della capacità di recupero cardiaco (t/2), dell’affaticamento muscolare (test di Bosco), della capacità di recupero lattacido (test navetta), del periodo di recupero dopo un carico di allenamento (supercompensazione).
Occorre inoltre una conoscenza dei tempi di recupero dei diversi mezzi di allenamento, con o senza palla.Troppo spesso vengono trascurati questi tempi e ci si dimentica che anche il recupero, dopo un allenamento, è differente da un calciatore all’altro. Va analizzata la corretta alternanza tra periodi di allenamento e periodi di allenamento ridotto come pure occorre tener conto delle competizioni troppo ravvicinate nel tempo abbinate a viaggi lunghi ed, eventualmente, agli effetti del cambio di fuso orario.Quando devono essere effettuate più sedute giornaliere, l’allenamento va pianificato in modo tale che non vengano disturbati i processi rigenerativi e non ci si affatichi prematuramente. Nello stesso giorno devono essere accoppiati mezzi di allenamento tali da sollecitare sistemi diversi
(R.Sassi, La preparazione atletica nel calcio” Ed.Calzetti e Mariucci 2001)

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*Preparatore Atletico- Autore de “La preparazione fisica-20 anni di esperienze” Ed.Calzetti e Mariucci