l'allenatore

Notizie dalla segreteria A.I.A.C. 

L'Italia in Europa

di Francesco Ingenito

L’annuale Simposio dell’Unione Europea degli Allenatori di Calcio (UEFT) si è svolto quest’anno in Portogallo, a Lisbona, dal 23 al 27 di Ottobre ed ha registrato la presenza di oltre 160 partecipanti provenienti da 54 paesi di tutto il mondo.
Le interessanti lezioni tenute da relatori provenienti da ogni parte d’Europa hanno avuto come contorno l’Assemblea Generale dell’Unione, il cui ordine del giorno prevedeva tra l’altro l’elezione del nuovo Comitato Esecutivo.
Il rappresentante AIAC candidato come Consigliere era Franco Ferrari, docente ai corsi centrali della Scuola Allenatori di Coverciano, il quale ha ottenuto le preferenze necessarie, risultando secondo su dieci candidati. L’Esecutivo così formato è composto come segue: Presidente Venglos (Slovacchia), 1° Vice Presidente Zingraf (Germania), 2° Vice Presidente Cobo (Spagna), Consiglieri: Morlans (Francia), Ferrari (Italia), Michaelides (Cipro), Siegenthaler (Svizzera), Vakkila (Finlandia), Sivek (Repubblica Ceca). Nell’occasione è stato anche confermato all’unanimità Karlheinz Raviol (Germania) quale Segretario Generale.
Doppia nomina per Ferrari, che – all’indomani delle elezioni – è stato anche scelto all’interno dell’Esecutivo quale coordinatore della Commissione europea che dovrà tracciare le linee guida relative ai programmi dell’UEFT per il prossimo futuro.
Tra i conferenzieri, oltre a Venglos, Ramos Silveira, José Neto, Andy Roxburgh, Holger Osieck, Carlos Carvalhal, spiccavano Luiz Felipe Scolari – CT del Portogallo, Vice Campione d’Europa e Campione del Mondo con il Brasile ai Mondiali del 2002 – ed Otto Rehhagel – Campione d’Europa con la Grecia.

Luiz Felipe Scolari
Luiz Felipe Scolari ha sottolineato in linea generale che i principi ispiratori le preparazioni del Brasile nel 2002 e del Portogallo nel 2004 sono stati più o meno gli stessi per il poco tempo a disposizione e per il fatto che i giocatori non erano tutti presenti fin dall’inizio, ma che si presentavano in ritiro man mano terminavano l’attività con i propri clubs. Egli ha cercato come primo obiettivo la formazione del gruppo, tenendo anche presente che oltre la metà dei giocatori ha avuto appena 14 giorni di tempo tra la fine delle attività per i clubs e l’inizio del Campionato europeo. Durante i primi sette giorni si è concentrato sul recupero psicologico prima ancora che sul lavoro fisico, vista anche la stanchezza di alcuni giocatori che avevano giocato anche quattro volte nei dieci giorni immediatamente precedenti. La preparazione è andata avanti con sette giorni di lavoro fisico individuale, teso al recupero e curato dallo stesso preparatore atletico che collaborava con Scolari durante i Mondiali col Brasile, più un blando lavoro di tecnica. Si è anche cercato di focalizzare l’attenzione su alcuni atteggiamenti tattici in generale, ma l’obiettivo principale è stato quello di garantire ampi spazi di libertà per i giocatori all’interno di un ambiente isolato da tutti, cercando nello stesso tempo di tenerli aggregati il più possibile: erano a disposizione piscina, biciclette, campo da golf, giochi elettronici. Si è anche organizzato qualche volta il gioco del bingo. Durante questo periodo sono stati ammessi programmati incontri, col contagocce, sia con i procuratori, sia con la stampa, mentre le famiglie hanno potuto essere vicine ai giocatori in più di qualche occasione. In ogni caso si è fatto di tutto per cercare di recuperare la fatica psicologica e di creare aggregazione nel gruppo, facendo sentire i giocatori parte della Nazionale ventiquattr’ore al giorno in un ambiente isolato anche da gran parte dei dirigenti.


Otto Rehhagel
Otto Rehhagel, la cui relazione è stata a ragione intitolata “impossibile is nothing”(niente è impossibile) era, con la sua Grecia, accreditato 35° nel ranking dell’UEFA. Ha esordito spiegando che gli schemi adottati durante le partite erano diversi e che adattava sempre il gioco della squadra in base all’avversario che di volta in volta andava ad incontrare. Questo suo principio di elasticità è stato prova di modernità e non di un ritorno all’antico come qualcuno ha affermato. Durante la preparazione precampionato ha cercato di eliminare chiunque non fosse strettamente essenziale intorno alla squadra, si è simpaticamente definito un “dittatore amichevole”, volendo rimanere il più possibile “solo” con la squadra. Ha sottolineato la particolare importanza che ha riservato alla preparazione della difesa, nello specifico della coppia centrale che in effetti è risultata molto solida e ben disposta – “…per costruire una casa bisogna avere buone fondamenta, la difesa è il fondamento della squadra…”. Ha anche riposto particolare fiducia nella motivazione dei singoli calciatori, parlando a lungo con ciascuno e definendone il ruolo come vitale per il successo dell’intera squadra. Ha cercato di dare importanza a tutti, tanto alle stars quanto a quelli che non erano sotto i riflettori. Alla domanda da parte della platea circa il cambiamento della sua vita, dopo il successo europeo, ha risposto che le esperienze fino ad ora maturate sono sufficienti per fargli apprezzare la vita in ogni aspetto, piacevole o meno, e che comunque l’ultima cosa che farà sarà abbandonare il mestiere di allenatore.