l'allenatore

Notizie dalla segreteria A.I.A.C. 

L'assemblea degli Allenatori Professionisti

di Giuliano Ragonesi

Lo scorso 3 febbraio si è svolta a Coverciano l’Assemblea degli Allenatori Professionisti. L’ordine del giorno dell’Assemblea prevedeva l’elezione dei delegati che dovranno prendere parte all’Assemblea Generale, in programma nei prossimi mesi, nel corso della quale saranno discusse importanti modifiche allo Statuto dell’Associazione, con particolare riguardo alla sua struttura operativa interna. Oltre al motivo suddetto, l’Assemblea è stata anche un’occasione di incontro e di dibattito di alcune importanti problematiche che hanno investito il mondo del calcio e, di conseguenza, la figura, il ruolo e la professione dell’allenatore.
Nel dare inizio ai lavori il Presidente Vicini ha voluto ricordare che, sull’argomento della riforma dei campionati professionisti, la posizione dell’AIAC sia dell’AIC è per il mantenimento di sette gironi professionistici tra A, B C1 e C2 anche perché un eventuale ridimensionamenti costerebbe la perdita di 500 posti di lavoro. Nel suo lungo ed articolato intervento Dino Dolci è entrato più direttamente nel merito degli aspetti dell’attuale crisi la cui soluzione, innanzi tutto, passa attraverso il concetto che lo sport non è solo un affare economico ma che, anzi, l’attività sportiva, calcio compreso, contiene una valenza culturale, ribadita anche dall’Unione Europea, della quale gli allenatori sono i principali portatori. C’è evidentemente un rapporto tra sport ed economia, ma riteniamo che i principi dello sport debbano prevalere su quelli economici. Partendo dall’importanza socio culturale della pratica sportiva, Dolci ha poi ricordato come tale importante funzione meriti un maggior rispetto di quel concetto di mutualità che, fino a ieri, aveva permesso all’intero sistema di funzionare. Purtroppo, dopo l’introduzione del principio della singola contrattazione da parte dei club dei loro diritti televisivi, la forbice tra grandi e piccoli club si è allargata, fino a raggiungere l’attuale rapporto di 10 a 1 nell’entrate. Questa sperequazione è una delle cause principali dell’attuale dissesto e solo tornando (vedi anche alcune realtà straniere, come ad esempio la NBA americana, dove i diritti vengono trattati centralmente ed i profitti rigorosamente ripartiti tra tutti i componenti) alla mutualità è possibile ridare equilibrio, e quindi interesse, a tutto il sistema. L’AIAC non è contraria ad una sistema piramidale, quindi sostanzialmente di merito, che veda una base formata da quattro gironi di C1 e C2, due gironi di B ed un girone di A, un sistema cioè in cui ad ogni passaggio successivo le squadre vengano dimezzate di numero. Tuttavia, ha ribadito Dolci, nessun sistema può reggere se, al suo interno, non vi sia una stretta osservanza delle regole: regole per l’iscrizione ai campionati, controlli da parte della Federazione, sanzioni tempestive in caso di violazioni. Tutto ciò deve essere garantito perché oggi, invece, queste regole non si è più in grado di farle rispettare. Sono questi aspetti anche sindacali, perché in un sistema che sta in piedi c’è la certezza dell’occupazione, primo obiettivo di un sindacato. Respingendo ogni accusa di corporativismo, Dolci ha invece ribadito come, nel corso di questo ultimo anno, l’AIAC e l’AIC si siano sforzati nel cercare di tutelare gli interessi dell’intero sistema , a differenza di quanto fatto dalle Leghe, perché questo sforzo coincide con i nostri interessi come pure con quelli del sistema in generale. Equilibrio significa più occupazione e noi, ha detto Dolci, aggiungiamo che vogliamo un’occupazione più qualificata che significhi anche stabilità del rapporto di lavoro, nonché tutela dell’immagine dell’allenatore che è sotto i riflettori da parte dei mass media e ciò aumenta il rischio di danni dell’immagine stessa. E’ sul piano culturale, ha concluso Dolci, che si può rilanciare la figura del tecnico e occorre ripensare anche l’organizzazione dalla nostra Associazione (compiti, obiettivi, uomini) per finalizzarla a nuovi obiettivi strategici.
Al termine della relazione di Dolci è seguito un serrato dibattito tra gli allenatori presenti. I numerosi interventi hanno sostanzialmente ribadito che l’importanza della Associazione, la sua reale potenzialità politico-sindacale, passa attraverso un impegno più generale di tutta la categoria nell’illustrare ribadire le proprie convinzioni, ma in particolare modo da parte di quei colleghi che più degli altri hanno accesso ai grandi mass media.