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Attualità 

Il punto sui campi in erba sintetica

di Pietro Cesaro

Un argomento di grande attualità discusso e dibattuto dai media in questo periodo è senza dubbio quello relativo ai campi di calcio in erba sintetica. La Federazione Italiana Gioco Calcio ha dato il via libera all’utilizzo agonistico di questa superficie anche per le gare dei campionati maggiori, perché ad oggi solo le squadre iscritte fino ai campionati di serie C potevano disputare gare ufficiali sul “sintetico”.Recentemente il vice-presidente della FIGC Giancarlo Abete ha riferito in una trasmissione radiofonica:
“Il Consiglio Federale del 15 marzo ha deliberato per l’estensione dell’utilizzo del sintetico anche per le categorie maggiori, tenendo conto che questo argomento era stato già trattato nel primo Consiglio Federale dopo il rinnovo delle cariche il 28 febbraio e nel novembre 2004, perché in quella circostanza si diede atto che il comitato esecutivo dell’ UEFA aveva aperto ai campi in erba artificiale e già in quell’occasione si attivò una commissione che doveva accompagnare questo processo di adeguamento. FIFA e UEFA hanno trovato sintonia sul versante di un regolamento che avrà validità dalla prossima stagione 2005-2006.

L’UEFA ha fatto una sperimentazione di alcuni anni, in alcuni paesi europei, sui campi in erba artificiale; peraltro devo sottolineare che i campi sintetici costituiscono un’opzione, non un vincolo, nel senso che, forse, la concorrenza con i campi in erba artificiale potrà favorire anche una maggiore attenzione alla gestione dei campi in erba naturale. La società rimane libera di operare sia con un tipo di campo o con l’altro, cercando di ottimizzare la resa di un campo in erba naturale; non dimentichiamo che, a volte , un campo in erba naturale non riesce ad essere adeguato alla regolarità di una partita dovendo salvaguardare lo spettacolo che valorizzi gli aspetti tecnici di una partita di calcio. Siamo già ad un livello avanzato di sperimentazione, poiché siamo arrivati a campi di quarta e quinta generazione. L’UEFA, tra l’altro, ha pubblicato lo scorso 1° marzo il manuale dove individua quelli che sono i parametri tecnici che devono consentire la certificazione dei campi in erba artificiale. La Lega Nazionale Dilettanti ha un buon “know how” di questa materia, perché già dal 2001 ha cominciato a studiarla e che ha oltre 130 campi in erba artificiale certificati. La Lega Dilettanti sta operando cercando di svolgere un ruolo di “apripista”, infatti il presidente della Lega Nazionale Dilettanti Carlo Tavecchio ha assunto la Presidenza della commissione dove parteciperanno altri rappresentanti del Ministero dell’Ambiente e del Ministero della Salute proprio a garantire anche gli aspetti collegati alle realtà sanitarie e di tutela dell’ambiente, perchè i campi devono essere monitorati in relazione agli effetti sui giocatori sia per quello che concerne gli effetti ambientali prodotti dai materiali utilizzati. L’UEFA si è garantita sul fatto che le finali di Champions League, le finali degli europei e tutte quelle manifestazioni che devono richiedere un livello di equilibrio fra i componenti, non vengano svolte sui campi in erba sintetica. Da una parte dobbiamo salvaguardare l’omogeneità, però dobbiamo tenere conto che già ora ci sono delle squadre professionistiche che operano su questi campi come il Manfredonia e la Juve Stabia per cui non si può certo pensare di bloccare questa realtà e bisogna cercare di monitorare i livelli di utlizzazione e adeguarsi un po’ alla volta ai livelli di omogeneità, perché ci saranno momenti in cui le squadre giocheranno sia sui campi in erba naturale sia in erba artificiale.”
Aggiungiamo alcune considerazioni tecniche raccolte presso gli addetti ai lavori, coloro i quali progettano e realizzano i “campi in erba sintetica”: “Ci sono delle differenze abbastanza importanti tra i campi di calcetto e i campi per il calcio a undici in erba sintetica. IL metodo produttivo è molto simile: semplicemente si inseriscono dei ciuffi più lunghi, quando si parla di calcio a undici, su un manufatto o supporto già preparato industrialmente. Una volta messi in opera questi tappeti ci sono vari metodi di intasamento e per il calcio a undici si opta per un misto di granulati, di sabbia e di gomma. Come ogni buona casa ci devono essere delle buone fondamenta, perché possiamo mettere i migliori manti, con i migliori sistemi di intasamento, su un pessimo sottofondo e ottenere un pessimo risultato. L’importante non è il manto in sé, che è una delle componenti, ma tutte le componenti del sistema sono fondamentali.

La sperimentazione è ancora in atto, a nostro avviso si sono raggiunti buoni risultati, ma c’è ancora strada da fare. Si è cercato, in questa fase, di regolamentare le prestazioni dei manti nelle condizioni estreme caratterizzate dal bagnato, con il drenaggio dei pacchetti che deve essere dimensionato per garantire di giocare anche sotto precipitazioni. In queste situazioni, relative al gioco su un campo bagnato, le prestazioni sportive non decadono. Spesso, vorrei sottolineare, la qualità non va d’accordo con i costi bassi e, quindi, quello che si è letto ultimamente sui giornali è assolutamente insufficiente secondo noi. Dopo i mondiali del ’90 i terreni dei nostri stadi, che erano tra i migliori, sono peggiorati in seguito a delle concause quali il rifacimento delle strutture degli stadi che hanno limitato la circolazione di aria e di luce, e altrettanto vero è che si sono modificate le sottostrutture degli impianti utilizzando sistemi che non avevano a che fare con i nostri climi, spesso si sono create soluzioni adatte a climi diversi. Se ci fossero i tempi e con un’analisi seria coinvolgendo strutture competenti, si potrebbero realizzare buoni manti in erba naturale anche oggi. Esistono, tuttavia, superfici miste come il Bernabeu di Madrid e anche il campo del Meazza. Teniamo conto che all’estero si usano sistemi di riscaldamento e di raffreddamento per dar modo alla vegetazione del manto erboso di essere funzionale sia durante le stagioni molto calde che in quelle molto fredde”. In conclusione, la recente introduzione anche in Italia dei campi sintetici ha generato un aumento esponenziale di aziende che si dedicano alla realizzazione di queste opere.
Vi è tuttavia parecchia confusione presso l’opinione pubblica riguardo ad alcuni aspetti legati al rapporto tra tipo di terreno e conseguente reazione dell’atleta dal punto di vista fisico (in particolar modo sugli arti inferiori ovviamente), al rapporto tra struttura sintetica e reazione nell’ambiente circostante e, soprattutto, qualche scetticismo per quanto concerne gli aspetti tecnici legati alle giocate e al rimbalzo del pallone. Come ha affermato precedentemente il vice-presidente della FIGC Giancarlo Abete la realtà prevede la possibilità di utilizzare sia la superficie naturale che quella sintetica, quindi per un giudizio definitivo aspettiamo che il tempo dia un responso vista la sempre maggiore possibilità di confrontare entrambe le superfici anche ai livelli maggiori.

*Allenatore di base