l'allenatore

Editoriale 

Il Campionato a 20 squadre

di Marcello Lippi

C’erano molte preoccupazioni per quanto riguardava questo Campionato a 20 squadre. Si pensava che sarebbe stato un campionato monotono, con alcune squadre a preoccuparsi del vertice e delle coppe e tutte le altre ad occuparsi di non retrocedere. In effetti è stato così, ma la spettacolarità dell’annata sta nel fatto che fino all’ultima di campionato c’è stato uno splendido duello sia per la qualificazione ai preliminari di Champions League sia per quanto riguarda la zona UEFA e soprattutto per quanto concerne la zona retrocessione. Tutto questo ha significato grandissime emozioni.
Dal punto di vista tecnico non è stato solo un duello di vertice fra Juve e Milan, ma devo dire che la componente forse più importante – da un punto vista egoistico come è il mio da Commissario Tecnico – sta soprattutto in quel di bello che hanno dimostrato squadre della cosiddetta “seconda fascia” come Udinese, Sampdoria, Cagliari, Palermo, Messina, Lecce, Livorno e Reggina che, sia pur a tratti, nei vari momenti del Campionato hanno giocato un calcio spesso spettacolare, producendo un’ottima organizzazione di gioco frutto del lavoro di ottimi allenatori, estremamente preparati, ma soprattutto – per il mio piacere – hanno messo in luce giocatori italiani, in particolare giovani, di grandissimo livello.
Anche Atalanta e Brescia, che pure sono alla fine retrocesse, hanno fatto bellissime cose nel girone di ritorno con rendimento, a tratti, da vertice di classifica.
L’Inter inoltre, esclusa la prima parte del torneo, ha avuto un andamento assolutamente da scudetto.
Roma, Lazio e Fiorentina invece per vari motivi hanno vissuto un’annata molto difficile e particolare ma alla fine sono riuscite ad ottenere con cuore e con grande passione il minimo degli obiettivi prefissati.
Sempre parlando di squadre di seconda fascia ho notato con soddisfazione giocatori di grande interesse. È importante perché nelle squadre di vertice ci sono tantissimi stranieri, ve ne sono alcune con addirittura 18 o 19 stranieri nell’organico, con pochissimi italiani, italiani che comunque devo trovare da qualche parte per gli impegni della Nazionale.
Ho notato purtroppo, durante tutto il Campionato ed in tutte le squadre, qualche carenza di disponibilità, ad esempio mancano nell’espressione del più classico dei moduli – il 4-4-2 – dei validi esterni di centrocampo, ruolo che nella maggioranza dei casi è ricoperto da stranieri.
Da un punto di vista tecnico c’è da complimentarsi con molte squadre e molti allenatori che oltre ad avere un’ottima organizzazione di gioco cominciano anche a variarla sia di partita in partita che, addirittura, in alcune occasioni durante gli stessi 90 minuti. Ho notato quest’anno diverse situazioni con cambio di atteggiamento tattico, frutto di notevole lavoro ed organizzazione.
Sempre tecnicamente parlando mi sento di fare una grande raccomandazione a tutti gli allenatori, soprattutto a quelli dei settori giovanili, perché dedichino grandissima attenzione ai difensori. La nostra è stata da sempre la patria dei grandi marcatori a uomo, oggi invece vediamo che i giovani crescono preoccupandosi solo di mantenere la linea difensiva, “di salire” ed in tantissime circostanze di mettere gli avversari in fuori gioco. Non crescono più giovani capaci di marcare, di prendere in consegna un attaccante in determinate zone di loro competenza ma soprattutto nelle fasi di palla inattiva. Vedo invece sempre più giocatori, magari veloci e rapidi a rimediare errori propri o dei propri compagni di reparto, ma incapaci in determinate circostanze di effettuare una efficace marcatura a uomo. Ho avuto tanti calciatori che avevano iniziato a giocare a uomo e poi attraverso il lavoro sono passati alla zona senza grandissime difficoltà. Risulta invece molto più difficile il contrario. Ecco perché è importante che questi ragazzi non si allenino soltanto su di una specificità; mi auguro che gli allenatori curino molto l’aspetto della marcatura a uomo con esercitazioni specifiche, come è usanza fare nei paesi dove da sempre è grande la tradizione del gioco a zona.
Un altro aspetto estremamente valido di questo Campionato, e del quale vado anche un po’ orgoglioso, è il fatto che la classifica dei cannonieri quest’anno parli italiano: Lucarelli, Gilardino, Montella, Toni, Esposito sono l’esempio di un’annata fantastica per i nostri attaccanti e, se permettete, alcuni di questi io li ho chiamati in Nazionale molto prima che segnassero tutti i gol che hanno poi realizzato.
Una grande tirata di orecchie – l’ennesima – la faccio ai calciatori perché è stata una bruttissima annata dal punto di vista dell’atteggiamento in campo: troppa maleducazione nei confronti degli arbitri e soprattutto nei confronti dei guardalinee. In alcuni casi ho assistito ad una totale mancanza di rispetto anche nei confronti del proprio allenatore e dei propri compagni di squadra. I calciatori sanno benissimo che non è un bel messaggio quello che è stato dato quest’anno, non solo perché poi tutto questo noi poi lo paghiamo a livello internazionale, ma soprattutto perché è necessario che tutte le componenti del calcio, calciatori in primis, diano un altro tipo di esempio.
Infine permettetemi di fare un grandissimo saluto a due giocatori che hanno deciso di smettere per raggiunti limiti di età, e mi riferisco a Protti e Ferrara, due esempi di grandissima serietà oltre che di enorme qualità tecnica, insomma due grandi campioni che hanno onorato questo bellissimo sport.