L'Allenatore: 05 2011

Collaboratore tecnico-tattico della C.A.N.
I protagonisti del calcio sono sempre più in simbiosi. I giocatori e gli allenatori, nei rispettivi ambiti, debbono fondamentalmente ricercare lo sviluppo del gioco ma non possono prescindere dalla conoscenza del regolamento. Gli arbitri ed i loro assistenti, pur impegnati nell’applicazione delle norme, debbono avere la conoscenza del gioco. L’allenatore, nella scelta della tattica, oltre a far riferimento ad elementi soggettivi, spesso si serve del regolamento per le proprie strategie. D’altra parte anche il legislatore ricorre a continue modifiche regolamentari al fine di migliorare la sicurezza e la spettacolarità del gioco. Aumenta il potere discrezionale dell’arbitro; l’applicazione del vantaggio, la valutazione del fuorigioco attivo o passivo nonché della chiara occasione da goal in particolari circostanze ne sono gli esempi più significativi. Il calcio è in continua evoluzione: aumenta la velocità, cambiano il modo di attaccare e di difendere, i sistemi di gioco si trasformano con rapida successione. In questo contesto opera l’arbitro che non può risultare avulso da tali dinamiche, al contrario ne deve restare coinvolto sia da un punto di vista fisico che tecnico. Forse è per far fronte a tale esigenza che la F.I.G.C. ha preteso che agli arbitri fossero fornite informazioni di ordine tecnico-tattico che permettessero loro di completarsi ai fini dello svolgimento della loro opera. Onorato di essere stato incaricato a rivestire il ruolo di informatore, posso affermare, dopo una breve esperienza vissuta con gli arbitri, che anche il sottoscritto ha tratto da tale collaborazione una sorta d’arricchimento da trasmettere a mia volta agli altri allenatori
La gestione tecnica del gruppo degli arbitri non si discosta di molto da quella di una squadra di calcio che deve affrontare la gara nelle migliori condizioni sia sotto l’aspetto tecnico sia psicologico La differenza sostanziale consiste nel diverso tipo di istruzione da fornire. Mentre i calciatori dovranno essere addestrati al fine di eseguire sul campo le direttive del proprio allenatore, gli arbitri, per essere integrati nella pratica del gioco, dovranno invece essere informati circa la logica di certi comportamenti attraverso un metodo induttivo. In sintesi, il calciatore deve essere allenato su cosa deve fare, l’arbitro dovrà essere istruito sul perché lo si fa. Confesso che mi sono avvicinato al settore arbitrale con grande curiosità e discrezione, ritenendo, a torto, di dovermi introdurre in un mondo chiuso e del tutto particolare. Viceversa, se non per la specificità del mio ruolo, come accennato, non si diversifica dalla realtà positiva vissuta nelle società di calcio. Organizzazione capillare, strategie chiare e ben delineate, dirigenti vigili e competenti. nfine, la “materia prima”, gli arbitri, uomini come tutti gli altri con i loro pregi e difetti, dotati soprattutto di grande moralità. Nello stesso modo dei calciatori, vivono il periodo di ritiro pre-gara molto intensamente. L’applicazione con cui seguono i consigli e le istruzioni della Commissione Tecnica, lo scrupolo con cui si sottopongono alla preparazione fisica nonché all’interesse che dimostrano nelle sedute tecnico-tattiche, sia teoriche sia pratiche, lo dimostrano ampiamente. D’altronde, i notevoli interessi che gravitano attorno al fenomeno calcistico hanno reso l’impegno dell’arbitro sempre più arduo. Giustificata, quindi, l’attenzione che gli arbitrii debbono riservare per migliorare l’approccio alla gara e devono risultare comprensibili le ansie e le aspettative tipiche di chi si accinge a svolgere un compito di grande responsabilità.
La serenità e l’alta professionalità evidenziate da questi uomini, non più “in nero” ma vestiti con colori variopinti, offrono tuttavia le più ampie garanzie.
Lezione tecnica-tattica di Roberto Clagluma agli arbitri della CAN
