l'allenatore
Editoriale
I motivi di una scelta
di Renzo Ulivieri

Quando lo scorso 11 Febbraio, a conclusione dell’ultimo incontro tra le componenti federali (Lega Professionisti A e B, Lega Professionisti di C, Lega Dilettanti, AIC,AIAC e AIA) si è arrivati alla definizione di un programma comune e di un organigramma condiviso da tutti, ero ancora molto perplesso. Erano le stesse perplessità e gli stessi dubbi della maggioranza degli allenatori, che avrebbero preferito un metodo diverso per arrivare alla scelta del Presidente della F.I.G.C.
Un metodo che portasse prima alla valutazione dei programmi e ad un confronto dialettico fra i candidati, per arrivare poi ad un voto che consentisse, a chi avesse ottenuto la maggioranza dei consensi, di governare. Ciò non è stato possibile perché, da subito, si è capito che non c’era un accordo tra le componenti per percorrere la strada del voto.
In presenza di una divisione profonda e tenuto conto dei tanti e complessi problemi del sistema calcio, si è pensato che sarebbe stato più utile impegnarci per arrivare ad una soluzione unitaria:l’obiettivo è stato quello di avere una Federazione il più coesa possibile in grado così di affrontare e risolvere i problemi.
Di fronte al pericolo di un commissariamento della F.I.G.C., pericolo reale che volevamo scongiurare nel modo più assoluto, si è pensato di sedersi ad un tavolo per trovare un programma comune.È chiaro allora che la sintesi finale non è stata più la mediazione tra due programmi diversi, bensì un programma nuovo, scaturito dal lavoro e dalla condivisione di tutti. È chiaro anche che, per la realizzazione di questo programma, si impone: 1) il massimo impegno di tutte le componenti; 2) la massima lealtà tra di loro.
Non credo che la politica possa essere ridotta a semplice amministrazione; tanto meno la politica della Federazione italiana, in un momento così difficile. Anche una “buona amministrazione”, che badi a risolvere il quotidiano, oggi non basta più, anzi produrrebbe solo danni.
Prima di affrontare i singoli problemi, bisognava chiarire quali fossero i principi ideologici che avrebbero dovuto ispirare il lavoro della Federazione. Si è fatto riferimento alle parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi, sulla rigenerazione morale del calcio, a al documento approvato dalla VII Commissione permanente su Cultura, Scienza ed Istruzione della Camera dei Deputati.Tutti concordano che l’attività federale deve essere improntata al rigore etico ed al totale rispetto delle regole.
È a questi principi che dovranno fare riferimento la Federazione e le sue componenti nel momento delle scelte. E su questi principi non ci potranno essere né gradualità nei tempi di applicazione né contrasti. Ormai tutti devono farsi carico dei problemi di tutti, perché una visione settoriale da parte delle componenti, visione che portasse ognuna alla cura del proprio orto, non condurrebbe da nessuna parte. Ci si deve rendere conto che qualsiasi realtà che indebolisse anche una sola parte del sistema, alla lunga finirebbe per indebolire tutto il sistema nel suo complesso.
È solo per semplificare, e non per una visione di parte, che parlo di come noi allenatori vorremmo porci, insieme alle altre componenti federali, di fronte al principio del rispetto delle regole. Per noi, rispetto delle regole vuole dire affrontare con serietà ed efficacia il problema degli “abusivi” e dei “prestanome”; credo che un impegno effettivo della Federazione e di tutte le sue componenti (Leghe, AIC, AIAC e AIA) risolverebbe il problema in modo radicale ed in tempi brevi.
Rispetto delle regole vuol dire dare effettiva esecutività alle delibere dei Collegi Arbitrali, in tal senso una scelta precisa delle Leghe, in sintonia con AIC e AIAC, potrebbe facilmente portare a risolvere la questione. Rispetto delle regole vuol dire non emanare norme “ad personam” così come è accaduto in passato. Nel mare delle enormi difficoltà in cui versa il calcio italiano, questi problemi non sono di vasta portata, tuttavia sono problemi che riguardano direttamente la nostra categoria; se, da parte di tutti, vi è la volontà politica, la loro soluzione non è poi tanto difficile.
D’altra parte, per tentare il recupero di una credibilità che, col tempo, si è persa, non possiamo non percorrere, tutti assieme, la strada che porta al rispetto delle regole.
Il programma comprende una serie di obiettivi verso i quali si deve orientare il lavoro della Federazione: Europei 2012, realizzare di una maggiore efficienza sul piano economico e finanziario, fornire mezzi adeguati al Settore Giovanile e Scolastico ed al Settore Tecnico, affrontare le problematiche del mondo dilettantistico, del calcio femminile e del calcio a 5, garantire un’ efficace azione antidoping, arrivare ad una nuova definizione degli accordi collettivi, affrontare il problema del razzismo.
Tra gli altri obiettivi federali, aggiungerei anche l’impegno per indirizzare tutto il movimento verso una presa di coscienza sociale. Domenica 20 Febbraio i calciatori sono scesi in campo indossando una maglia con la scritta “LIBERATE GIULIANA”. È stato un piccolo gesto, ma significativo, per indicare, forse per la prima volta, che anche il nostro mondo vuole vivere la realtà e confrontarsi con le tematiche del nostro tempo.
C’è un doppio riferimento all’interno del programma che mi preme sottolineare in quanto credo sia un tema caro alla nostra Associazione: è quello che riguarda l’indipendenza degli organi giudicanti, degli arbitri e della Corte federale. Ne parlo perché ritengo che un sistema che voglia risultare credibile non può non garantire l’indipendenza e l’autonomia dei suoi organi giudicanti: “Tutti gli organi della Giustizia sportiva e gli organi di controllo amministrativo devono essere assolutamente autonomi ed indipendenti”- “La Federazione promuoverà adeguate iniziative per tutelare il ruolo, l’immagine e l’indipendenza degli Ufficiali di gara”.
Il problema dell’immagine e dell’indipendenza degli arbitri è un aspetto che va affrontato con la collaborazione di tutti.
È di attualità parlare di temi quali la moviola, i designatori arbitrali, la regola del fuori gioco da rendere più semplice. Sono questi, a mio parere, falsi obiettivi, che non affrontano il nodo centrale della questione. Il problema vero è quello rappresentato da una classe arbitrale capace sì tecnicamente, ma che possa poi operare in piena indipendenza ed in piena serenità. Sarebbe un grave errore lasciare l’AIA da sola a risolvere i problemi della categoria. Ritengo che i problemi relativi alle componenti tecniche (AIC,AIAC e AIA) vadano affrontati con una visione di assieme, perché il loro buon funzionamento riflette il buon funzionamento dell’intero sistema.
Nel corso dell’incontro tra dirigenti, capitani, arbitri ed allenatori di serie A e B, ho consigliato i nostri associati di non esprimere giudizi sull’operato dell’arbitro, né in termini positivi né in termini negativi. Credo che questo atteggiamento sia un importante contributo per allentare la pressione su di una categoria che, in questo momento, subisce attacchi da ogni parte.
Se ce ne fosse la necessità ed il momento particolare lo richiedesse, ci faremo promotori di una norma che vieti ogni tentativo di esprimere giudizi sull’operato di qualsiasi organo giudicante della F.I.G.C.
So che la coalizione delle varie componenti del calcio non è stata né sarà facile. Credo però che il momento imponga la massima compattezza e che si comprenda che la logica degli interessi particolari non paga più.
Pur avendo partecipato agli incontri preliminari per la definizione di un programma comune, ho ancora molti dubbi e molte incertezze e perciò comprendo i dubbi degli allenatori, dei media e degli appassionati di calcio. So che le parole accordo e staffetta non riscuotono oggi molta simpatia e so inoltre che la scelta fatta non è stata una scelta popolare, perché il pensiero collettivo era quello di un cambiamento radicale di rotta e di uomini. Mi sembra, però, che altre strade percorribili non ce ne fossero e voglio coltivare la speranza che la coalizione realizzata possa funzionare e che la Federazione si possa muovere sui principi etici auspicati.
A questo punto si è obbligati a percorrere la strada dritta delle idee che ci siamo imposti, senza titubanza, senza curve e, soprattutto, senza scorciatoie. Dovremo fare in fretta e, in fretta, far capire che si respira aria nuova. È in base a questa speranza che l’AIAC ha dato il suo voto al dott.Carraro, il cui mandato terminerà nel Dicembre 2006 per passare poi la mano al dott. Abete.