L'Allenatore: 05 2011

La mia candidatura alla carica di Presidente dell’AIAC non è stata dettata da ambizione o desiderio di cariche né per bisogno di pubblicità. E’ da tanto di quel tempo che sono nel calcio che di queste cose non ne ho proprio bisogno: avendo iniziato la mia carriera nel lontano 1969, posso ben dire di avere accumulato esperienze di campo e, come tutti voi, mi considero proprio un uomo di campo e vorrei continuare ad esserlo. Durante la mia carriera ho avuto la fortuna, perché tale la considero, di allenare in tute le categorie: dalla terza categoria alla serie A, passando inoltre attraverso i settori giovanili. Ho inoltre svolto attività all’interno dell’Associazione e, soprattutto, ho avuto modo di avere tanti rapporti con la base grazie ai numerosissimi incontri, organizzati in questi anni dai Gruppi Regionali e Provinciali, ai quali sono stato inviato a partecipare.
Voglio dunque mettere la mia esperienza al vostro servizio: avendo avuto tanto nel corso della mia lunga carriera di sembra giusto, adesso, restituire qualcosa perché sono affezionato a questa nostra categoria e ne sento forte il senso di appartenenza. Spero di poter trasmettere a tutti voi questi miei sentimenti che mi legano al mondo del calcio.
Perché iscriversi all’AIAC?
Questa è la domanda che tanti colleghi, iscritto no, mi fanno da sempre e, da come sapremo rispondere a questa domanda, dipende il futuro della nostra Associazione. Ebbene queste sono le mie risposte che rappresentano anche il mio programma di lavoro:
- Perché l’AIAC è la nostra “casa”: una “casa” che deve essere frequentata da tutti noi il più possibile.Le due, tre riunioni annuali non sono più sufficienti. Oggi assistiamo ad una palese crisi di tutte le forme di associazionismo (partiti, sindacati, etc.). Anche per quanto riguarda la nostra Associazione i numeri parlano chiaro ed invertire questa tendenza non sarà facile anche se necessario. Ci dovremo dunque migliorare e, per farlo, dovremo lavorare principalmente su due obiettivi:
1. incrementare la quantità e la qualità della vita associativa;
2. aumentare il livello di partecipazione e di vita democratica al nostro interno.
Per realizzare il primo obiettivo è necessario dare un maggior sostegno al lavoro dei Gruppi Regionali e Provinciali.Maggior sostegno e maggior controllo per incentivare quelle attività ed iniziative che devono rivitalizzare le nostre unità di base. E’ quindi di fondamentale importanza che i Gruppi periferici abbiamo una propria sede. Qualche gruppo più fortunato ha avuto la disponibilità da parte della Lega Nazionale Dilettanti della FIGC o da amministrazioni pubbliche locali che hanno messo a disposizione locali per le nostre sedi. In futuro credo che potremo considerare la possibilità di utilizzare locali insieme ad altre associazioni, per esempio l’AIC. Su questo tema dobbiamo coinvolgere il più possibile la stessa F.I.G.C.
Per quanto riguarda il secondo obiettivo, dobbiamo dare un forte impulso al coinvolgimento ed alla partecipazione dei nostri associati nella elaborazione dei programmi, dei progetti ed alla loro realizzazione. All’interno dell’AIAC non è più sufficiente una democrazia di tipo rappresentativo, dove si vota e poi non si ha più alcuna responsabilità operativa, pena la perdita di consensi. Dobbiamo incrementare la partecipazione alla vita associativa perché, quando ci troveremo di fronte a scelte importanti per la categoria, e più in generale per il calcio italiano, dobbiamo essere in grado di conoscere l’opinione di tutta la base. Nel momento in cui andremo a confrontarci con le altre componenti, dovremo avere forte il conforto di sapere di rappresentare le idee di tutti i nostri associati Da questo deriva la forza di chi dirige, una forza che non deriva dal ruolo ma dal sostegno, il più largo possibile, della base rappresentata di cui si è recepito idee ed esigenze.
- Perché l’AIAC è l’associazione che ci rappresenta sia dal punto di vista sindacale che da punto di vista politico: sul piano sindacale l’as-
sociazione ha fatto molto in questi anni. Gli allenatori, sia professionisti che dilettanti, oggi sono ben tutelati dal punto di vista regolamentare, anche in rapporto a quanto avviene presso le altre Federazioni europee.Dovremo perciò fare molta attenzione a non perdere ciò che è stato conquistato. Gli accordi collettivi sono ormai scaduti da tempo e quindi dobbiamo provvedere al loro rinnovo con le istituzioni deputate allo scopo. Tuttavia la nostra politica deve essere chiara e risultare dall’esame obiettivo della situazione: il calcio italiano sta attraversando uno dei momenti più difficili della sua storia. Più che elencare i motivi, a noi spetta pensare a quali rimedi porvi. Prima di tutto, occorre che il calcio riacquisti credibilità rispetto al dovere di rispettare le regole. Quindi dovremo pretendere il risanamento dei deficit di bilancio attraverso il contenimento delle spese entro i limiti dei ricavi, incrementando la ricerca di nuove risorse. Spendere in ragione degli introiti deve divenire una regola: chi vorrà spendere di più dovrà garantire col proprio patrimonio personale.
L’AIAC sarà al fianco di coloro che si impegneranno a far rispettare le regole e di cui vorrà fare nuove regole che servano al rilancio dei settori giovanili,a sostenere il mondo dilettantistico, ad incrementare il livello tecnico dei giocatori italiani. In sostanza saremo al fianco di chi intenda valorizzare il lavoro di noi allenatori.
Nel 1999 fu commesso un grave errore allorché fu deciso di abbandonare la negoziazione collettiva dei diritti televisivi permettendo, invece, trattative separate per le singole società. Su questo punto va fatto un passo indietro e tornare alla suddivisione delle risorse finanziarie in parti eguali più una quota relativa ad alcuni parametri. Lo scopo sarà quello di mantenere, pur nelle oggettive differenze, un equilibrio accettabile tra società che partecipano al medesimo campionato perché maggior equilibrio significa maggiore concorrenza, maggiore competitività e, dunque, maggiore interesse da parte degli appassionati di calcio.
Per quello che concerne i rapporti con le altre componenti federali, ritengo indispensabile proseguire la nostra collaborazione con l’AIC con la quale abbiamo sempre condiviso gli indirizzi e portato avanti una politica comune. Dovremo anche intensificare i rapporti con la FIGC e le sue componenti: il Settore Giovanile e Scolastico, il Settore Tecnico e le Leghe: con esse dovremo confrontarci periodicamente riguardo le problematiche che riguardano noi, in primis, ed il calcio italiano ed internazionale poi.
Dovremo affrontare con risolutezza il problema del doping. Occorre guardare in faccia la realtà, prendere posizione ed agire perché questo è ciò che ci chiedono i nostri giocatori e le loro famiglie, nonché tutti gli sportivi.
La presidenza del Settore Tecnico, dopo Enzo Bearzot deve essere ricoperta da un altro allenatore. A tutti i nostri rappresentanti all’interno del Consiglio Direttivo del S.T. dovremo demandare il compito di perseguire l’obiettivo dell’impiego da parte delle società, a qualsiasi livello, di allenatori abilitati e, di pari passo, giungere ad una nuova regolamentazione, più equa, per l’accesso ai vari corsi per allenatori. Il Settore Tecnico dovrà essere sempre di più il punto di riferimento per lo sviluppo tecnico del calcio italiano.
Perché l’AIAC ha il compito di informare costantemente, e con chiarezza, i propri associati: sarà migliorata la comunicazione interna e periodicamente, dalle sedi periferiche,dovranno giungere al Consiglio Direttivo relazioni sulle attività svolte, sui problemi che si verificheranno, sulle proposte e sui programmi che si intendono sviluppare e veder sviluppati. A sua volta il Consiglio Direttivo terrà informati gli organi periferici sulle iniziative prese e sulle loro modalità di attuazione.
In questo processo il nostro giornale l’Allenatore dovrà rivestire un ruolo importante nell’infornare circa le iniziative di largo respiro, quelle per intenderci che concretizzano l’attività dell’Associazione, come pure svolgere un’opera di aggiornamento per quanto riguarda la parte regolamentare. Il giornale sarà aperto alla voce degli associati attraverso una rubrica di lettere al Presidente, al Consiglio Direttivo, ai Presidenti regionali e provinciali affinché anche la voce dell’eventuale dissenso possa essere udita e fungere da stimolo, perché vogliamo lavorare “col fiato sul collo” dei tecnici italiani.
Perché l’AIAC svolge un’attività di formazione e di aggiornamento: in collaborazione col Settore Tecnico stiamo già organizzando corsi di aggiornamento presso le sedi periferiche. Quello fatto fin ora non è più sufficiente. Le 15 ore richieste dalla convenzione UEFA ogni tre anni devono essere incrementate.Non è più sufficiente, per gli allenatori professionisti, l’incontro annuale presso il Centro Tecnico. Gli incontri dovranno avere una cadenza più frequente. L’obiettivo, quindi, è quello di incrementare la quantità e la qualità degli aggiornamenti. In quest’ azione saranno coinvolti, periodicamente, tutti i tecnici abilitati dal Settore. Oggi non mancano i mezzi didattici a disposizione e le sedi periferiche dovranno, in modo autonomo, incrementare questa attività con iniziative a scopo didattico. Questa è la ragione per la quale vogliamo impegnarci per dare ad ogni gruppo una propria sede. L’aggiornamento è un’attività fondamentale e quindi AIAC e FIGC si devono sentire obbligati ad investire in tal senso.
Per realizzare questo obiettivo sarà perfezionata la macchina organizzativa interna. La mia idea è quella di strutturare l’Associazione al pari di uno “stato”, con “ministeri” cui verranno assegnati compiti specifici. Ad esempio ci saranno settori delegati ai rapporti con le istituzioni federali, settori delegati all’opera di organizzazione dell’aggiornamento, altri delegati alla ricerca di nuove risorse, altri ancora delegati alla cura degli aspetti legali e regolamentari della professione, altri ancora delegati alla comunicazione.
Saranno creati gruppi di lavoro misti composti da consiglieri professionisti e dilettanti che lavoreranno a stretto contatto, con la precisa responsabilità del funzionamento dell’Associazione.
Alla base della nostra Associazione c’è il volontariato e su questo bisogna fare affidamento. Il nostro lavoro ci insegna che occorre coinvolgere i giocatori nel nostro progetto: io farò lo stesso con voi. Il programma è impegnativo, perché prevede lavoro e fatica, ma è l’unica strada da percorrere se non si vuole perdere di credibilità e, quindi, consenso.
