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Firenze e il Franchi ''aperto'': modelli d'Europa
di Fabio Massimo Splendore
Il Franchi di Firenze stadio modello per l’Europa. Modello di civiltà, di sicurezza. Passato per un esame di maturità come la partita di Champions League contro il Liverpool, lo scorso settembre, partita vissuta per la prima volta in Europa senza polizia dentro l’impianto e senza barriere sugli spalti. 1400 i tifosi ospiti che hanno assistito alla gara: per la seconda volta in occasione di una partita internazionale, la Questura di Firenze ha dato attuazione al modulo per la gestione della sicurezza con la polizia lontana dallo stadio. Era successo ad agosto nel preliminare contro lo Sporting Lisbona. Lo stesso esperimento, ripetuto in un match di richiamo ben diverso come la sfida con il Liverpool, e diventato un evento che ha catalizzato l’attenzione della stampa estera (ne hanno parlato il “Times” in Inghilterra, “Marca” in Spagna, le tv francesi) e che sottende una filosofia ben più ampia di cui una città nelle sue varie componenti – la Società viola, la Questura, il Comune, tutte le altre istituzioni locali – si è fatta portavoce e portabandiera. “Per combattere la violenza negli stadi si è parlato di carenze strutturali degli impianti e politica di distribuzione dei biglietti, su cui sono intervenuti i decreti. Della educazione alla legalità e della criticità dei rapporti fra tifoserie e fra tifosi e forze dell’ordine dobbiamo occuparci noi con tutte le componenti interessate”. Sono parole pronunciate dal questore Tagliente che in un triennio ha dato un impulso straordinario alla direzione presa nei rapporti tra la tifoseria e le forze dell’ordine e, più in generale, la città e gli eventi sportivi, vissuti sempre all’insegna dell’appuntamento con uno spettacolo puro. Firenze è la città che in questi anni ha portato allo stadio i bambini nelle carrozzine e quelli più grandi li ha fatti giocare a calcio con i papà sul parterre. Una serie di iniziative portate avanti per arrivare a compiere l’atto finale, più alto, del vivere civilmente e in armonia una grande partita allo stadio.

Lo spazio-ospiti dello stadio Artemio Franchi di Firenze, ribattezzato il “formaggino”, prima e dopo la rimozione delle barriere. |
Fiorentina-Liverpool è stata una vetrina straordinaria proprio per il grande richiamo e la grande attenzione che la circondavano. È andato tutto a meraviglia, scandito da incontri, viaggi incrociati, libretti divulgativi, una fan zone modello (dai pasti caldi per tutti al maxischermo con i video dei Beatles, alle innumerevoli altre iniziative in città: il tutto è stato apprezzato dal rappresentante del Liverpool Ian Silvestre venuto in avanscoperta). “Do grande importanza a quello che si sta realizzando al Franchi, è quello che vorrei vedere in tutti gli stadi. Se la partita con il Liver pool andrà come tutti speriamo, potrà essere la svolta”. Così parlò il ministro dell’Interno Maroni all’Università di Bologna qualche giorno prima dell’incontro di Champions. Dopo non ha potuto che confermare i buoni presentimenti. “È prima di tutto un problema di cultura, di mentalità. Vogliamo creare negli stadi ambienti familiari, sicuri, non si dovrà aver paura a portarci i bambini”. Ancora Maroni. E non ditelo a Firenze: dove tutto questo avviene e rappresenta ormai la normalità.
Pochi giorni prima della partita con il Liverpool si sono conclusi i lavori di rimozione delle reti metalliche che isolavano il settore-ospiti del Franchi, il celebre “formaggino”. Un intervento realizzato a tempo di record (meno di una settimana) grazie all’impegno della Fiorentina, nella persona dell’amministratore delegato Mencucci, e del Comune di Firenze, con l’assessore allo sport Cavandoli, che ha spiegato: “È stato proprio il club inglese a chiederci di togliere le recinzioni. La risposta dei tifosi viola è stata ottima, e questo anche grazie alla politica della società e alla grande sinergia con il questore Tagliente”. Sono sparite reti metalliche e protezioni, un altro passo nel percorso programmato da due anni e che ha già portato alla rimozione del filo spinato che delimitava il settore ospiti e alla eliminazione delle reti dietro le porte. Il traguardo sarà abolire i separatori tra spettatori e campo (si comincerà tra qualche mese dal settore tribune). I lavori al settore ospiti, oltre ai vantaggi sul piano della visibilità, rendono l’impianto meglio fruibile e lo “aprono” alle tifoserie ospiti. “Sono certo che queste tifoserie sapranno apprezzare l’impegno per consentire, oltre che una migliore visibilità, un’accoglienza diversa allo stadio. E speriamo che i nostri tifosi ricevano lo stesso trattamento quando partiranno in trasferta”. L’auspicio del questore Tagliente ha trovato immediato riscontro nei fatti.
E pensare che il modello dello stadio senza polizia all’interno la Questura di Firenze lo presentò ad Empoli il 3 aprile scorso. Un incontro-dibattito prima di Empoli-Frosinone e poi la disponibilità all’impiego di telecamere che potessero documentare in itinere le situazioni createsi durante la partita. Prima c’erano state sei gare sperimentali, tutte di campionato, in cui il modello era stato applicato gradualmente ma senza pubblicizzarlo troppo. Poi il battesimo. Ma cosa vuole dire, al di là dell’eliminazione delle barriere, uno stadio senza polizia? Vuol dire che le forze dell’ordine svolgono il loro lavoro quotidiano e di controllo del territorio in città: dentro lo stadio opera il Gos (Gruppo Operativo Sicurezza) e di fronte a problemi importanti è ovviamente garantita la possibilità di avvicinare i reparti allo stadio. Dentro e nelle vicinanze dello stadio, solo gli steward. “Bisogna dire che la ripetibilità di un modello del genere va verificata di volta in volta in base alle condizioni strutturali e ambientali – ha spiegato Tagliente –. Mi riferisco quindi alla collaborazione della società ospitante, alla formazione degli steward, al sistema di controllo accessi. Una serie di fattori”. Perché non esportare il modello? “Una esportazione a macchia d’olio sarebbe errata – osserva il questore di Firenze –. Vanno create le condizioni”.
Un modello che trasmette civiltà e riduce costi e livelli di scontro. Il questore concorda. “Abbiamo dimostrato che questo incide sull’impiego degli uomini, che decresce perché ci troviamo di fronte ad un impianto a norma secondo le più complete richieste del legislatore. Non c’è bisogno di utilizzare la Polizia al posto dei separatori, dando del poliziotto o del carabiniere l’immagine del nemico. In più, questi poliziotti vengono lasciati a lavorare in città per la sicurezza generale. C’è una riduzione di costi diretti (il personale) e indiretti (pensiamo ai feriti che possono scaturire dagli scontri). Naturalmente se nasce un problema serio l’unità sopraggiunge e interviene: questo gli steward lo sanno e sono più tranquilli nel fare il loro lavoro. Il risultato è: la polizia non si vede, ma c’è. E tutto questo sforzo delle istituzioni va premiato dall’atteggiamento civile del tifoso che viene allo stadio. Le condizioni per farlo star bene sono state create, ma se uno sbaglia sa che paga secondo quanto dispone la legge”.
Tralasciando l’aspetto, pur importante e per molti versi strategico, di come siano cambiati i rapporti tra le forze dell’ordine e la rappresentanza ultras viola, la “contaminazione” positiva tra gli operatori di polizia e la città, per quel che riguarda gli aspetti sportivi, si esplica attraverso tanti momenti. Significativo il rapporto con l’Università, per esempio: la Questura di Firenze, di recente, ha ospitato la seconda sessione di esami di Scienze e metodi di programmazione di attività sportive del corso di laurea in Management dello Sport. Ha preso vita un percorso che è riuscito a coniugare lezioni teoriche con la opportunità di vivere in concreto le fasi della pianificazione e della gestione degli eventi sportivi. Il coinvolgimento della Questura ha assicurato agli studenti la possibilità di partecipare a stage formativi, nel corso dei quali hanno avuto modo di confrontarsi con le fasi reali dell’organizzazione e della gestione di un evento sportivo. È un altro aspetto che racconta una Firenze sempre più modello nella gestione dell’evento sportivo allo stadio.
*Fabio Massimo Splendore, Giornalista del “Corriere dello Sport-Stadio”