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Tattica 

Subire frequentemente goal all'ultimo minuto è solo sfortuna?

di Enrico Fabbro*

Subire goal negli ultimi minuti di una gara e compromettere in maniera irreparabile il risultato finale è una cosa che di frequente fa arrabbiare spesso noi allenatori, dirigenti, tecnici e addetti ai lavori. In questi casi si impreca alla sfortuna, al palo, alla traversa, all’errore in fase conclusiva, alla sostituzione, alla decisione arbitrale precedente alla realizzazione del gol.. Tutte quelle appena elencate possono sicuramente essere delle concause che in uno specifico fatto possono fare forse la differenza. Ma quando questo evento, prendere gol negli ultimi minuti della gara, diventa non più episodico ma un fatto che si ripete con una certa regolarità e continuità allora forse l’allenatore e il suo staff dovrebbero riflettere in maniera più scientifica e meno superficiale.
Per prima cosa partiamo da un elemento numerico quindi oggettivo e di conseguenza non discutibile. Diverse ricerche dimostrano che la maggior parte dei goal vengono segnati dal 75’ al termine della gara, cioè negli ultimi 15 – 20 minuti di gioco (compreso il recupero). E questo accade anche perché la capacità di resistenza (resistere alla fatica mantenendo lucidità, per essere semplici) comincia ad abbassarsi.
Le motivazioni sono due a mio avviso:

1. non é stata allenata, così come avrebbe dovuto essere, la Resistenza generale e specifica: errore del tecnico e/o del preparatore atletico (quando c’è) sul carico di lavoro;

2. la prima parte della gara è stata disputata al di sopra delle proprie reali capacità: errore del tecnico quando costringe la squadra, per esempio ad un continuo pressing o a continue salite della squadra per tenere la squadra corta favorendo di far cadere in fuorigioco l’avversario.

Il primo punto è una difesa che va fatta in favore del lavoro settimanale sulla resistenza generale e specifica. Questa qualità, dopo il periodo di preparazione pre-campionato spesso viene messa in cantina da molti allenatori sperando sugli effetti allenanti indiretti di altre capacità condizionali trattate. Fino ad arrivare ad alcuni tecnici che pensano che la Resistenza del proprio giocatore possa essere allenata solo facendo partite e partitine a tema.
È importante non solo allenare la resistenza settimanalmente ma farlo con criterio scientifico; il primo criterio è sicuramente quello di divedere sempre la squadra in gruppi di giocatori con caratteristiche condizionali omogenee, perché solo con questa impostazione individualizzata si creano i presupposti necessari per realizzare un allenamento efficace.
Allo scarso allenamento della Resistenza inevitabilmente è legato, nella gara, l’aumento della possibilità d’errore nel gesto tecnico e quando non si è sufficientemente “lucidi” e di fatto troppo “acidi” ne risente conseguentemente anche la capacità di lettura tattica .

Diminuzione della capacità di prestazione tecno-cognitiva
Come dice Weineck la perfezione tecnica durante la gara, si può pretendere soltanto se il giocatore è quasi “instancabile”, cioè non accusa disturbi a livello di concentrazione e di attenzione durante la complessiva durata della gara. Il giocatore che dopo poco tempo è gia “acido” non può attuare un ordine tattico come il pressing. Un forechecking aggressivo o un ‘ azione 1>1 rende necessario che la prestazione di corsa sia più alta di quella dell’avversario. Tale prestazione può essere fornita soltanto a patto che la condizione del giocatore che esegue il pressing sia adeguatamente allenata. Ma da un altro punto di vista va tenuto conto non soltanto dell’aspetto della condizione fisica , cioè la capacità di fisica di concretizzare, ma anche della capacità psico-cognitiva.




Le ricerche di Liesen confermano che il giocatore con una condizione poco allenata, che si inacidisce subito. dimostra già mancanze tattiche per valori lattacidi di 6-8 mmol/l..
È sull’ultima affermazione di Gerisc/Rutemoller/Weber del 1988 che dobbiamo riflettere e pensare seriamente al perché si prende gol sempre negli ultimi minuti.
L’autore sopra citato afferma che giocatori con una capacità di resistenza minore percorrono “automaticamente” distanze più brevi e dosano le loro attività di gioco per non inacidirsi; il loro comportamento tattico è quindi diverso da quello dei giocatori con una resistenza più elevata: preferiscono la marcatura a “zona” perché è meno impegnativa, il loro gioco è più furbo e nelle loro attività di gioco essi mostrano più parsimonia (economizzazione dell’intensità di corsa e dei percorsi).
Stabilito che la resistenza generale e specifica hanno la loro importanza nel lavoro settimanale di tutta la stagione sportiva, una riflessione a parte merita la strategia di gara scelta dal tecnico in funzione del consumo energetico legato alla prestazione stessa.
Non esiste una squadra che può fare pressing per tutta la gara senza pagare il debito energetico. La scelta strategica, quindi tattica, di applicare un certo tipo di pressing è legata alla capacità di “lettura” della gara del tecnico. Quando si sceglie questa strategia il tecnico deve tenere in considerazione alcuni parametri importanti come: la condizione fisica dei propri giocatori in quel momento, il momento “psicologico della gara” , la condizione degli avversari. Questa scelta è delicata e soltanto un tecnico attento a leggere la situazione in campo può attuarla. Saper dosare l’energia della propria squadra in campo è una peculiarità specifica e quindi una responsabilità che ricade sul tecnico unico responsabile dei risultati della squadra. Compreso quello di subire goal, evitabili, negli ultimi minuti della gara.

* Allenatore di Base c/o Berretti Cisco Lodigiani Roma - Componente della Commissione Nazionale Attività di Base FIGC Settore Giovanile