L'Allenatore: 05 2011

Organizzato dalla Cosma-Event e col patrocinio della Gazzetta dello Sport, si è svolto il 27 gennaio u.s., presso l’hotel Parma&Congressi il convegno “Allenare oggi” al quale hanno preso parte poco meno di duecento fra allenatori e preparatori atletici, provenienti prevalentemente dall’Emilia Romagna, ma molti anche da altre regioni, qualcuno anche dalla Svizzera.
Assente Marcello Lippi ( a causa della scomparsa di Giovanni Agnelli), hanno tenuto banco Luigi Del Neri, Serse Cosmi e Pincolini. Le relazioni sono state integrate da una serie di domande poste loro da parte di Bruno Pizzul cui ha fatto poi seguito infine il contraddittorio con i colleghi presenti in platea.
Ha esordito per primo Del Neri tratteggiando la sua filosofia, basata sul rigore tattico ma anche morale: «Non ci sono giocatori indispensabili nel Chievo. Neppure io lo sono. Però il gruppo è intoccabile e va rispettato. Chi sbaglia in questo senso deve pagare. Ecco perché Marazzina è fuori rosa. Lui non ha capito il nostro spirito, e non vogliamo si trasformi in una mela bacata che fa bacare tutto il cesto. Cercheremo di cederlo (alla A.C. Roma come poi accaduto n.d.r.) anche perché il Chievo si basa molto sull’entusiasmo, sulla voglia di emergere, in una parola sulle motivazioni dei suoi giocatori».
E il mercato, secondo Del Neri, ha effetti destabilizzanti su alcune squadre: «Figuratevi come può reagire uno che a Chievo sta guadagnando uno e che si veda offrire cinque da un grande club. Perde la testa, e noi perdiamo lui. Ecco perché la nostra forza deve essere il saper reperire sempre nuova linfa. Credo che a questi livelli un ciclo possa durare non più di tre anni. Poi si deve per forza rinnovare». Poi Del Neri si è prodigato in spiegazioni dei suoi metodi, delle sue idee tattiche. Seppellisce, ad esempio, la famigerata «diagonale»: «E’ un concetto vecchio, che regala profondità agli attacchi avversari. Meglio difendere su due linee. Il Chievo marca sempre a zona, fa una parziale eccezione solo su corner e punizione dalle fasce». Ha poi ribadito la voglia di difendere alti, di lasciare in fuorigioco gli avversari, perché «se si giocasse sempre uno contro uno il Chievo andrebbe dritto in B. Undici contro undici se la può giocare con tutti». Al termine del suo intervento si lascia andare ad una confidenza: «Un anno fa sono stato ad un pelo dal firmare per il Parma. la trattativa era definita ormai al 99% ma loro avevano fretta di chiudere, era febbraio, e io non me la sono sentita di legarmi con tanto anticipo a un nuovo club. Ma loro hanno comunque scelto un ottimo tecnico».
E’ toccato poi a Serse Cosmi che ha polemizzato con i vari talk show della domenica sera: «Hanno trasformato Vryzas in un ladro e me nel suo complice.- Come faccio sempre, io ho rafforzato un concetto e qualcuno ne ha approfittato senza voler capire lo spirito delle mie frasi. Avrò dei difetti, ma quando vedo quelli degli altri mi consolo. Per qualcuno ero un allenatore piovuto nel calcio da Marte, ma non è vero. Ho giocato a livello dilettantistico e ho fatto gavetta in panchina, allenando dalla Prima Categoria alla C1 prima del balzo in A”. Circa i ritocchi dei contratti Cosmi ha replicato:«Me lo dovrebbero quintuplicare lo stipendio: abbiamo fatto 42 punti il mio primo anno, 46 il secondo, e il Perugia ha chiuso con 120 miliardi di utile. E allora come la mettiamo?».
Vincenzo Pincolini ha affrontato temi legati agli sviluppi della preparazione fisica nel calcio moderno: «Attualmente il problema è collegare la preparazione ai calendari: le grandi squadre giocano moltissime gare. Ad alto livello, sia sul piano fisico che su quello tecnico-tattico, la parola d’ordine è ormai specializzazione. I lavori vanno resi sempre individuali, cercando di assecondare le caratteristiche e i ruoli dei giocatori da allenare». Sulle applicazioni della preparazione al calcio giovanile Pincolini è drastico: «Qui bisogna semplificare: fino a dodici anni i bambini devono solo giocare, ma giocare a tutto, non solo a calcio, essere polivalenti. E’ una condizione necessaria per creare un campione: imparare tutte le lingue di tutti gli sport. Dopo prevale il discorso tecnico, ma non ancora tattico. Quello arriva dopo, e richiede elasticità per potersi adattare alle filosofie dei vari allenatori. Comunque, in ogni caso, fino a quindici anni al primo posto ci deve ‘essere il divertimento».
