L'Allenatore: 05 2011

Vicepresidente dell A.I.A.C
Il 2000 sarà l’anno decisivo per la riscrittura degli statuti del CONI e della FIGC, in sostanza per decidere chi sono i soggetti che devono concorrere a governare lo sport in generale ed il calcio in particolare, quali sono i principi fondamentali da rispettare, i grandi obiettivi cui tendere.
Si stanno per mettere le basi per quello che sarà lo sport, il calcio del futuro. E, come la costituzione di uno Stato riguarda tutti i suoi cittadini, così la “costituzione dello sport” riguarda tutti gli sportivi: la società, i tecnici, gli atleti e tutti coloro che nello sport operano.
In una stagione di grande fermento, come tutte quelle che preludono ad un cambiamento, ci si augura che il dibattito sia ampio e costruttivo: quello che si decide oggi varrà per molto tempo a venire.
Un paletto è già stato piantato: il Decreto Melandri assegna a tecnici ed atleti il 30% (minimo) di quota dentro gli organismi direttivi di ogni federazione. Ne eravamo esclusi. Era doveroso ricucire un evidente strappo ad elementari principi di democrazia.
E’ questo un traguardo prestigioso e di grande soddisfazione per l’associazione allenatori ( e calciatori). Ricordiamo la solitudine, all’inizio del cammino. E’ stato importante trovare compagni di strada, qualcuno per amore (di principio), qualcun altro per interesse. E ben venga che ci si accorga di avere interessi comuni. Sorvoliamo sul fatto che ci si accorga solo adesso. Vogliamo pensare positivo e riscontrare che c’è più attenzione, più curiosità nei nostri confronti. Ora dipende da noi, dai segnali che trasmettiamo, dalle strategie che sviluppiamo, dalla capacità di convincere e di aggregare. Quello che sembrava un traguardo, diventa un punto di partenza. Non è differenza da poco: se aumenta il potere, aumentano le responsabilità.
Nel momento in cui si apre la stagione delle assemblee, dei professionisti e dei dilettanti, per concludersi con quella generale del 6 dicembre, qualche riflessione crediamo sia necessaria. E’, infatti, la prima assemblea dell' A.I.A.C. nel suo nuovo ruolo di componente il governo del calcio (anche se manca la formalizzazione nello statuto, un passaggio su cui vigileremo molto). Ciò non può essere senza effetti nello svolgimento dei lavori, sia nel metodo che nel merito. Per quanto riguarda il metodo, è necessario, dopo aver individuato i problemi fondamentali ed essersi confrontati nel modo più aperto, condividere le conclusioni, perché alla fine la nostra forza si misurerà anche dall’unità e dalla compattezza che sapremo esprimere nelle iniziative collettive come nei comportamenti e nelle dichiarazioni individuali. Dobbiamo costruire un livello di rappresentatività più ampio e sostanziale.
Non basta, ovviamente, perché la questione principale è sempre di merito: quali problemi, quali scelte, quali interessi. Gli interessi degli allenatori, certamente. Ma non solo, perché non si coglierebbe appieno la novità della partecipazione di A.I.C. e A.I.A.C. al governo del calcio se queste rappresentassero soltanto se stesse ed i propri interessi. E pure sarebbe perfettamente legittimo da un punto di vista sindacale.
Il salto di qualità che ci proponiamo di fare è verso un ‘assunzione di responsabilità a tutto campo, nell'interesse del calcio. Nulla di stravolgente, nei fatti, perché siamo convinti che è interesse primario degli allenatori difendere e sviluppare il calcio come sport, coi suoi valori e come sistema complessivo che integra calcio di vertice e di base. Perché l’A.I.A.C. rappresenta tutti gli allenatori, dilettanti e professionisti. Quello che sembrava il, punto debole, perché comportava al nostro interno faticose mediazioni tra le varie componenti, è il nostro straordinario punto di forza. Quello su cui far leva per cercare il massimo consenso dentro e fuori l’associazione. Quello su cui abbiamo fondato le nostre scelte strategiche. Le vogliamo ricordare, alla vigilia delle assemblee, al fine di facilitare il confronto:
1. Le Leghe rappresentano una parte, la Federazione rappresenta tutti: occorre rafforzarla, a garanzia del sistema.
2. Pure in un contesto europeo va salvaguardata l’identità nazionale testimoniata in particolare dai vivai e dalla stessa squadra nazionale.
3. Per l’equilibrio del sistema occorre tutelare i settori più deboli dell’area professionistica e sviluppare il calcio di base: la distribuzione delle risorse deve essere coerente con tali obiettivi.
4. Investire sulla qualità è strategico per il calcio e gli allenatori rappresentano la risorsa fondamentale: per questo occorre potenziare il Settore Tecnico e la Scuola Allenatori.
5. L’alleanza con l’A.I.C. è la premessa, l’obiettivo è costruire intese più ampie.
Ed ora, buona assemblea a tutti! Con un augurio particolare: che emerga chiara la consapevolezza del nuovo ruolo e, assieme a questa, cresca una vera cultura di governo, meno pretestataria e subalterna, più partecipe e progettuale, nel rispetto e valorizzazione della nostra identità. La politica della cultura, la cultura della politica.
