L'Allenatore: 05 2011

Negli ultimi due decenni sono stati studiati diversi indici di asimmetria di forza degli arti inferiori per verificarne l’influenza sul rischio di infortuni o per valutare e monitorare il recupero post traumatico o post operatorio. Gli indicatori più utilizzati sono: asimmetrie di forza tra arto destro e arto sinistro degli estensori del ginocchio o dei flessori, rapporto tra la forza dei flessori del ginocchio di un arto e il controlaterale, rapporto tra flessori ed estensori dello stesso arto oppure rapporto tra le misure di forza degli adduttori e abduttori sempre misurate sulla stessa gamba. In campo internazionale è ormai noto che “l’imbalance” (squilibrio muscolare di vario tipo) costituisce un fattore di rischio nell’insorgenza di infortuni più o meno gravi agli arti inferiori. E’ opportuno precisare che essere soggetti ad un fattore di rischio non equivale ad avere la certezza di incorrere nel problema conseguente, ma sicuramente aumentano le probabilità che ciò possa accadere. Per fare un esempio, fumare non equivale ad avere un problema di salute, ma certamente aumenta le possibilità di incorrere in una malattia. Un altro aspetto molto importante del monitoraggio degli squilibri di forza agli arti inferiori è legato al monitoraggio della riabilitazione post-traumatica (Dvrorak e Junge, 2000).
Le valutazioni più utilizzate in questo contesto sono le misure con apparecchiature isocinetiche che sono generalmente considerate scientificamente valide e ripetibili: esiste cioè la certezza che le misure che si fanno sono attendibili. Tuttavia questa tipologia di valutazione presentano alcuni inconvenienti dovuti al fatto che, solitamente, vengono effettuate in catena cinetica aperta (movimenti dove non esiste appoggio dei piedi nel caso degli arti inferiori: es. leg-extension) e a velocità costante. Queste caratteristiche rendono la valutazione poco specifica, dato che i movimenti compiuti dagli atleti durante la maggior parte delle attività sportive hanno caratteristiche diverse: sono quasi sempre in catena cinetica chiusa (es. correre e saltare), spesso è presente l’utilizzo del ciclo stiramento-accorciamento, i movimenti non sono mai effettuati a velocità costante e comunque avvengono con picchi di velocità angolari molto più alti di quelli che si possono raggiungere con i macchinari isocinetici, (Abernethy e coll, 1995). La poca specificità delle misure isocinetiche è considerato il limite più rilevante specialmente quando si lavora con gli sportivi. Malgrado gli inconvenienti appena citati, è indiscutibile che le misure a velocità costante restino una metodica di valutazione molto importante, dato che consentono di effettuare rilievi di forza massima sia in azioni concentriche sia eccentriche in assoluta sicurezza e, inoltre, consentono di determinare in modo preciso il rapporto tra muscoli agonisti e antagonisti.
Per consentire agli atleti di avere una misura degli squilibri muscolari che sia il più possibile specifica per le loro attività, abbiamo sviluppato nei nostri laboratori un nuovo metodo di misura delle asimmetrie di forza, rilevandola direttamente durante salti su pedana piezoelettrica. Lo sviluppo e la validazione scientifica di un di valutazione deve seguire un percorso ben definito: validazione, ripetibilità, dati normativi. Seguendo questo percorso (tre anni compreso gli studi pilota) abbiamo affrontato il problema a step successivi: 1) validazione del nuovo sistema di misura, 2) verifica della sua ripetibilità e 3) raccolta dei primi dati di riferimento, sottoponendo a screening un grosso numero di calciatori.
| Figura 1: Correlazione tra la differenza percentuale di forza misurata nei salti verticali e la differenza percentuale di forza misurata in isometria alla leg press. |
| Figura 2: Distribuzione delle asimmetrie di forza misurate durante i salti verticali nella popolazione di calciatori. |
