l'allenatore

Editoriale 

Sempre più impegnati per la crescita dell'Associazione e di tutto il calcio italiano

di Renzo Ulivieri

All’indomani della mia elezione a Presidente dell’AIAC vorrei, in primo luogo, rivolgere un saluto a tutti i colleghi allenatori, ai calciatori, agli arbitri, ai dirigenti di società oltre, naturalmente, ai componenti le istituzioni federali della F.I.G.C., delle Leghe, dell’AIC, dell’AIA, del S.G.S. e del Settore Tecnico. L’incarico che i nostri associati mi hanno conferito è di grande responsabilità ma, nello steso tempo, mi riempie di soddisfazione perché mi consente, attraverso l’ esperienza accumulata durante la mia lunga carriera, di restituire una minima parte di quanto ho ricevuto dal calcio e dalla nostra categoria.
Succedere nella presidenza a personaggi quali Corigliano, Bernardini, Del Grosso, Zani, Pasero e Vicini non può che riempirmi di orgoglio, sebbene mi renda conto di quanto sia difficile dimostrare di essere alla loro altezza. È con piacere e commozione che, al termine dell’Assemblea che mi ha eletto vostro presidente, ho subito proposto, come mio primo atto ufficiale, l’assegnazione ad Azeglio Vicini della Presidenza Onoraria dell’Associazione.
Soddisfazione anche per il fatto di rappresentare la categoria degli allenatori italiani che sono la spina tecnica del calcio e che lavorano per aumentarne il tasso tecnico e spettacolare.
In questo momento il pensiero va anche ad allenatori quali lo stesso Bernardini, Rocco, Bearzot, tanto per citare i più noti, che hanno lasciato una traccia indelebile nella storia del calcio italiano e che hanno contribuito in maniera determinante alla crescita dell’AIAC. Non voglio dimenticare, però, tutti gli altri, dai più famosi a quelli meno conosciuti, perché è attraverso il lavoro di tutti loro che il calcio italiano ha potuto svilupparsi.
Ho fatto parte sia del mondo dilettantistico che di quello professionistico e so quanto sia importante, a tutti i livelli,l’opera dell’allenatore dal punto di vista tecnico e da quello educativo. Per questo credo che tutti debbano considerare la funzione sociale del nostro lavoro ed è per questo che ognuno di noi deve avvertire una maggiore responsabilità.

Cosa promettere a tutti voi? Il mio programma, che è illustrato a parte, nasce dall’analisi dei problemi della nostra categoria e dall’analisi del momento che sta vivendo il calcio italiano. Potrebbe sembrare un programma ambizioso e, dunque, difficile da attuarsi. Non lo sarà se la sua attuazione passerà attraverso il contributo di tutto gli associati, vecchi e nuovi.
Un’associazione come l’AIAC non deve essere un concetto astratto, né un club ristretto per pochi attivisti, deve invece essere una palestra aperta a chiunque voglia dare il proprio contributo d’idee perché questa è una prerogativa di democrazia. E’ un pensiero che ho sempre coltivato e che voglio sia radicato nella vita dell’Associazione.
Attraverso le pagine di questo giornale dovrà nascere un rapporto diretto con la base. Per questo sarà creata una rubrica che contenga vostre segnalazioni, idee, proposte, magari critiche, dirette sia a me, sia al Consiglio Direttivo, in modo che ci sia una reale conoscenza dei problemi e che gli stessi possano essere messi all’attenzione di tutti. M’impegnerò affinché questa voglia di apertura e trasparenza e questo desiderio di partecipazione si esaltino anche all’interno dei Gruppi regionali e Provinciali che considero la parte vitale della nostra Associazione.
Chiedo a coloro che assumeranno cariche all’interno dei Gruppi, di sacrificare tempo ed energie per il bene dell’Associazione. Chi non se la sentirà di compiere un tale sforzo, perché magari gravato da altri impegni, avrà la mia comprensione ma dovrà rinunciare all’incarico perché la nostra forza si basa essenzialmente sul volontariato.
Il calcio italiano sta attraversando, a detta di tutti, uno dei suoi periodi più critici. Per gestire questa emergenza occorre, in primo luogo, la guida di una Federazione forte, che trovi ampi consensi dentro ed intorno a sé e che, soprattutto, dimostri la volontà politica di voler risolvere i problemi esistenti. Da parte nostra, noi allenatori, quotidianamente a contatto coi giocatori,gli arbitri, i dirigenti, i giornalisti, abbiamo, forse più di altri, un punto di osservazione ampio della situazione che contribuisce ad accrescere ed arricchire la nostra esperienza professionale. Esperienza che vorremmo ora mettere a disposizione di tutte le altre componenti calcistiche e sulle quali fare perno per misurarci con le attese scelte di politica federale.
In questo ambito non c’è più spazio per visioni parziali: la nostra Associazione lo sa perfettamente e non cadrà in posizioni corporative, legate esclusivamente alla cura dei propri interessi particolari.
Siamo disponibili ad un confronto costruttivo su ogni tema sul tappeto, a partire dalla necessità di una inversione della filosofia di gestione della Federazione. Il nostro sostegno andrà apertamente a chi avrà consapevolezza che da qui si deve partire per ricreare un circuito virtuoso all’interno dell’intero movimento calcistico.
In concreto, il recupero della credibilità perduta è l’obiettivo primario per rivitalizzare il sistema. Per questo, l’unica strada percorribile è quella del rigido rispetto delle regole, senza scorciatoie. Di più: il solo modo per eliminare sospetti e polemiche intorno a chi nel calcio ha funzione giudicante, è quello di garantire ad ogni livello, dall’Arbitro alla Corte federale, la massima indipendenza in termini reali e non di facciata.

Dovrà essere affrontato il problema della suddivisone delle risorse, sempre più centrale, anche per la complessità raggiunta dal sistema. Molte delle gravi tensioni che ci preoccupano, come la conclamata spaccatura in seno alla Lega di A e B, nascono proprio in questo campo. Noi pensiamo ad una soluzione che comporti una corretta distribuzione economica che punti, in primo luogo, alla sopravvivenza dei piccoli club, tessuto sportivo e sociale irrinunciabile, è che diminuisca la sproporzione creatasi tra società partecipanti allo stesso campionato.Né appiattimento, né assistenzialismo, ma equità: questo il senso della nostra posizione. Una posizione che si articola poi in altri filoni di attenzione più propriamente sociale ed educativa, ma non per questo meno strategici. I grandi temi della lotta alla violenza e al razzismo, così come quelli dell’azione di contrasto al doping, non possono restare concetti vuoti con cui misurarsi solo di fronte alle periodiche emergenze. Occorre anche da parte nostra una costante attività propositiva.
Non è questo il tempo dei machiavellismi, delle posizioni indistinte. Noi siamo pronti a scatenare le battaglie che meritano di essere combattute, magari iniziandole proprio perché le riteniamo giuste. Ma siamo anche convinti, in questo modo di agire, di non rimanere mai isolati, perché i nostri obiettivi non possono non essere condivisi da chiunque abbia a cuore un futuro nuovamente equilibrato e giusto del calcio italiano.