AEFCA | Alliance Of European Football Coaches Associations


n° 05 - anno 1999
Indice generale




Tattica 

Osservazione + organizzazione = tattica
di Maurizio Ciani

Allenatore di Base c/o A.C.Aiello del Friuli


Il gioco del calcio, al pari di altre discipline sportive collettive, ha la particolarità di mantenere la contemporanea presenza sul campo di due squadre e, quindi, le azioni di gioco sono determinate dalla cooperazione dei compagni di squadra in possesso di palla in rapporto al comportamento degli avversari. In effetti, l’azione di ciascun giocatore, in ogni momento della gara, dovrà prendere in considerazione:
· la posizione della palla e di chi ne ha il possesso;
· la posizione dei compagni;
· la posizione degli avversari.
Solo quando tutto questo complesso di elementi viene percepito, sarà allora possibile elaborare una soluzione efficace della situazione di gioco. E’ chiaro che l’obiettivo primario resta sempre il possesso di palla, attraverso il quale si può concludere a rete; al contrario, una volta perso il pallone, l’obiettivo principale è la riconquista dello stesso. Queste due situazioni si alternano continuamente nel corso della partita, chiamate rispettivamente “attacco” e “difesa”, e costituiscono gran parte della dinamica del gioco, anzi ne rappresentano il contenuto della tattica attraverso la quale si determina il risultato agonistico. Proprio la molteplicità delle situazioni e la loro rapida mutevolezza nel tempo e nello spazio ha sempre reso problematica la determinazione di principi tattici offensivi e difensivi di generale ed assoluta validità. Diventa perciò importante il concetto di “organizzazione” che ogni squadra deve possedere: da essa non si può prescindere, indipendentemente dall’età dei giocatori e dalla categoria nella quale si gioca. La ripetizione degli esercizi per le varie fasi difensive/offensive e di palla inattiva, costituiscono uno strumento importantissimo che contribuirà al continuo miglioramento dell’organizzazione generale della squadra. D’altra parte, durante la gare, la maniera di stare in campo e di giocare è lo specchio del lavoro eseguito dalla squadra nel corso della settimana precedente la gara. Ciò che, infatti, fa la differenza in una partita è la capacità dell’allenatore di leggere subito, dal punto di vista tattico, le fasi di possesso e di non possesso di palla della propria squadra e degli avversari. E’ chiaro che saper leggere la partita è uno dei compiti più qualificanti dell’attività di allenatore perché consente, attraverso rapide decisioni prese dalla panchina, di modificare l’andamento del gioco e, quindi, dell’incontro (e talvolta del risultato), correggendo le posizioni e i compiti tattici dei giocatori in campo. Modificare le marcature, dare dei cambi, correggere le posizioni di uno o più giocatori sono interventi che richiedono intuito, fantasia, intelligenza ma, soprattutto, un adeguato allenamento mentale, prolungato e condotto con metodo e raziocinio. Tuttavia, a volte, la lettura delle situazioni può essere giusta ma l’esecuzione delle giocate da parte dei giocatori non ottimale oppure, pur eseguendo il tutto alla perfezione, non si riesce ad avere il sopravvento perché gli avversari dispongono di un organico superiore per qualità tecniche, tattiche o mentali. In tal caso, per ovviare a tali imprevisto, è fondamentale che ogni squadra disponga di un’adeguata organizzazione che si consegue solo con ripetute esercitazioni durante l’addestramento tattico nei vari allenamenti. Logicamente ogni allenatore dovrà elaborare il programma addestrativo più adatto osservando attentamente il comportamento dei giocatori durante la gara in quanto solo la gara può evidenziare i reali punti forti o deboli di ciascuno di essi. Per realizzare quanto detto, di cui farò un esempio, è necessario che l’allenatore, pur mantenendo il proprio personale metodo di rilevazione del comportamento della squadra in campo, analizzi il gioco in maniera metodica, organizzata, magari aiutandosi con un semplice questionario che permetta una valutazione globale più obiettiva possibile del gioco. Un tale questionario, a puro titolo esemplificativo, potrebbe essere redatto nella seguente forma:
1. quale delle due squadre sta avendo il controllo del gioco riguardo a possesso palla e supremazia territoriale?
2. Qual’è il sistema di gioco adottato dalla squadra avversaria?
3. Quali sono le zone offensive più pericolose: le zone laterali o centrale?
4. La squadra avversaria attua la marcatura a uomo, a zona o mista?
5. Qual’è la zona del campo dove vengono perduti più palloni?
6. Gli avversari attuano il pressing? E quando?
7. Come si sviluppa prevalentemente la manovra offensiva? Con passaggi corti o con passaggi in profondità oppure con azioni individuali?
Queste domande, o anche altre, scaturite dall’esame metodico dello svolgimento della gara, dovrebbero far sviluppare nella mente dell’allenatore una serie di considerazioni critiche.
I concetti tattici da sviluppare nel corso degli allenamenti settimanali, per contribuire al continuo miglioramento dell’organizzazione generale della squadra, dovrebbero essere elaborati proprio in base all’attenta analisi delle indicazioni emerse durante la gara.
Ecco, ad esempio, due esercitazioni per sviluppare una organizzazione difensiva di un 3-4-3 contro un 4-4-2 con relative soluzioni di gioco.
1a - il portiere passa la palla al n.5 (fig.1)che, a sua svolta, la smista il n.7 che, controllando, mentre si porta verso l’interno del campo, la gioca sul n.9. Mentre la palla sta raggiungendo il n.7, il n.2 va in sovrapposizione a quest’ultimo, creando così una superiorità numerica sulla fascia destra cui bisognerà, organizzandosi, porre rimedio. Vediamo di seguito due soluzioni.


fig. 1

1b - il n.6 esce sulla fascia per contrastare il n.2 (fig.2), mentre il n.5 gli dà copertura e controlla il n.9; il n.2 dà a sua volta copertura al n.5 e controlla il n.11 ed il centrocampista n.7 rientra sulla linea dei difensori.


fig. 2

1c – ecco la difesa schierata con il n.6 che attacca la palla sulla fascia (fig.3). Si ripropone, quindi, la stessa giocata per creare superiorità numerica con l’inserimento del n.2 sulla fascia. A questo punto si attua un altro tipo di scalata difensiva (vedi fig. 4). Si verifica l’accompagnamento del n.3, andando a marcare il n.2 che ha creato la superiorità numerica in fascia, la scalata del n.8 sul n.7 che ha ricevuto la palla, quella del n.4 che copre sul n.8 e quella del n.7 che copre sul rientro del n.10 sotto la linea di centrocampo.



fig. 3

fig. 4


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