
n° 06 - anno 2009 Indice generale
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L'importanza dei leader di Aldo Zerbini

Marcello Lippi, allenatore-leader che offre e pretende rispetto e professionalità, fermo nelle proprie scelte, anche se discusse, e capace di scelte irrevocabili sia nei club ove ha militato che in Nazionale. |
La storia, tanto quella generale quanto quella dello sport, ci dimostra che i conflitti, le competizioni tra schieramenti umani si risolvono a favore di una parte perché a capo di questa vi è una grande personalità, un condottiero che ha saputo guidare gli altri combattenti (gli eserciti, la squadra) alla vittoria.
Rammentando il decorso evolutivo del calcio tornano in mente grandi successi – e anche cicli di anni positivi – di formazioni che sono stati possibili grazie alla presenza nelle loro fila di eccezionali calciatori, aventi la qualità superiore di essere profondi interpreti delle dinamiche calcistiche, sia per quanto concerne la propria prestazione che nel saper motivare quella dei propri compagni. Ed è questa, a mio parere, la caratteristica centrale di un leader: riuscire a trovare ed a trasmettere agli altri membri del gruppo la sintesi più congrua alla situazione di gioco che si sta svolgendo.
Il leader è dotato di una intelligenza decisiva, semplice ed efficace, che suscita l’ammirazione dei compagni e li carica, li dispone a seguire le sue iniziative. Egli è capace di vedere l’essenza dei fatti, i fenomeni cruciali del calcio, da una visuale superiore. Si tratta di un potere carismatico innato, di una forte attrazione che non mette a disagio quanti si prodigano per lui, i cosiddetti gregari o aiutanti: essi non avvertono alcuna sottomissione, anzi provano un intenso piacere nel dare tutti se stessi affinché il capo li conduca al successo.
Il gruppo, l’insieme dei giocatori che compongono una squadra, anche senza esserne consapevole, ha un intimo bisogno di individuare al proprio interno un leader, tanto che, dopo un certo tempo di studio interpersonale, a fronte di determinate prestazioni, dal suo seno fa emergere la figura-guida. Costui ha dimostrato e dimostra in campo di possedere un comportamento vincente, sa leggere la partita come nessun altro, trova soluzioni geniali, anticipa gli eventi, inventa situazioni favorevoli, effettua delle giocate che portano al successo, e questo fa sì che la fiducia dei compagni verso di lui sia totale. Col suo modo di giocare, di comunicare, trascina gli altri a dare il massimo, li mette in condizione di stare sempre in partita e di battersi sino alla fine.
Il leader trasmette al gruppo anche un senso di piacere di giocare a calcio, sa divertirsi e fa divertire chi gioca con lui, comunica entusiasmo e grandi passioni agonistiche, interpreta bene le emozioni delle sfide sportive e non si dà mai per vinto. In sostanza egli svolge la funzione di grande motivatore, regolatore e regista, non solo di tecnica, ma di umanità.
La sua presenza, in un aggregato di individui che si appresta a competere per degli obiettivi, costituisce uno degli indicatori più validi per capire se un gruppo si è formato, se si consoliderà e se avrà un lungo periodo di vita.
Un collettivo di calcio oggi è composto da numerosi individui, dotati ognuno di una propria personalità, tanto che risulta difficile pensare che un solo leader sia capace di rappresentare le diverse istanze di tutti i giocatori, per cui in realtà esistono più guide. A parte l’allenatore, che è il leader principale designato dalla società e che dovrà farsi accettare dai calciatori, dovrà guadagnare la loro stima, al suo fianco le varie situazioni calcistiche presentano le condizioni per far emergere leader peculiari ai compiti che si vanno ad affrontare di volta in volta. È noto che, oltre al leader di campo, quello sopra descritto, può esserci quello dello spogliatoio, un giocatore che sa affrontare razionalmente i piani tattici, che comunica con chiarezza le proprie opinioni in merito al modulo da adottare: molto spesso si tratta di un leader di esperienza, di lunga carriera. Poi c’è il leader cosiddetto sociale, dotato di grande simpatia condivisa, estroverso, capace di “scuotere” la parte irrazionale di tutti, di sollevare le emozioni più profonde, che riesce a sdrammatizzare e ad abbassare l’ansia agonistica, tenere alto il morale della squadra.

Gigi Buffon, il portiere-leader per antonomasia, sia nelle fila della Juve che della Nazionale.

Gennaro Gattuso, detto “Ringhio”, storico leader in campo, col Milan e con la Nazionale azzurra campione del mondo, per la sua inesauribile carica agonistica. |
Durante le partite notiamo inoltre un’altra guida indispensabile al gruppo, ed è colui che sollecita e mantiene elevato lo spirito combattivo, si batte intensamente in ogni circostanza, grande conquistatore di spazi e di palloni. È il leader dell’aggressività, dei contrasti, giocatore indomabile che ha la qualità di contagiare anche il compagno più ritroso e risulta decisivo nel determinare la prestazione fisico-atletica adeguata al calcio moderno.
Gigi Buffon, il portiere-leader per antonomasia, sia nelle fila della Juve che della Nazionale.
C’è ancora un leader, forse meno appariscente degli altri, ma anch’esso di pari importanza: è colui che rappresenta l’esempio di professionalità, di impegno negli allenamenti, che sempre attento e meticoloso tende costantemente a migliorare le proprie abilità. Una personalità fortemente orientata ai compiti da svolgere, alle attività proposte, che vengono percepite da costui come obiettivi intermedi che lo avvicinano sempre più al successo. Costui manifesta costantemente una forte volontà e spirito di sacrificio, costituisce uno sprone per i compagni meno dotati da questo punto di vista, contribuisce ad elevare la tenacia e il rendimento del gruppo.
Gennaro Gattuso, detto “Ringhio”, storico leader in campo, col Milan e con la Nazionale azzurra campione del mondo, per la sua inesauribile carica agonistica.
Il capitano della squadra è anch’esso un leader, e non è detto che sia il calciatore anziano a rivestire questo ruolo: solitamente viene scelta una persona dotata di autorevolezza, che possiede un certo ascendente sui compagni, che sa relazionarsi con la società, con il tecnico e in partita con l’arbitro. Poi abbiamo i leader situazionali di campo, durante la partita: tra questi spicca il portiere come giocatore deputato a guidare la difesa, attento a richiamare le posizioni, pronto a incitare i compagni di reparto e a lodarli per i positivi interventi. Anche il portiere deve meritarsi la fiducia dei colleghi attraverso un comportamento esemplare, fatto dall’impegno nelle dure esercitazioni quanto nel mostrare un’efficiente sicurezza nel suo ruolo, aspetto che spesso viene acquisito nel tempo.
Al vertice di questa composizione di vari leader c’è l’allenatore il quale, oltre ai suoi precipui compiti tecnico-tattici, deve essere capace di preparare le condizioni che facilitano il processo d’individuazione e di motivazione dei calciatori che hanno le qualità fisiche, psicologiche e sociali più adatte a ricoprire le funzioni sopra dette. Una squadra senza i suoi leader non riuscirà mai a raggiungere gli obiettivi che si è data.
* Aldo Zerbini, Psicologo esperto in psicologia del calcio
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