AEFCA | Alliance Of European Football Coaches Associations


n° 01 - anno 2008
Indice generale




calcio giovanile 

Viareggio, buongiorno Balotelli
di Fabio Massimo Splendore *

Il Torneo di Viareggio ha compiuto sessant’anni. Stavolta è stata l’Inter ad alzare la Coppa Carnevale, nell’anno del Centenario nerazzurro. Non accadeva dal 2002, allora furono Pandev e Martins a battere il Torino in finale. Stavolta il match winner e non solo, il dominatore di tutta la manifestazione, è stato Mario Balotelli, l’italo-ghanese nato a Palermo e adottato da una famiglia di Brescia che l’Inter ha preso dal Lumezzane completando in un anno un’operazione che, riscatto compreso, è costata 350.000 euro. “Mario ha la testa giusta per stare nell’Inter e per me non avrà bisogno di andare altrove a crescere”: parole di Massimo Moratti. Il diretto interessato ha ringraziato: “Ha sempre belle parole per me, il presidente. Lo ringrazio e vado avanti sereno. Quando Mancini vuole io sono sempre pronto”. Come lo è stato il 30 gennaio, la Coppa Carnevale era iniziata da tre giorni ma Mario serviva alla prima squadra. Una doppietta contro la Juve in Coppa Italia all’Olimpico di Torino, bianconeri ko ed eliminati dal nuovo fenomeno di casa Inter. Da lì Balotelli è stato proiettato al Viareggio e il suo torneo è inziato nell’ultima partita del girone eliminatorio, contro il Piacenza.
La Balotellimania era già esplosa a Montemurlo, frazione di Prato, dove l’attaccante italo-ghanese è arrivato con ancora un piccolo risentimento muscolare ed è rimasto a guardare firmando autografi a grandi e bambini. Con il Piacenza sono arrivati anche i primi gol di SuperMario: sette in sei partite, così il ragazzo è stato anche capocannoniere della manifestazione insieme al sampdoriano Scappini (che dei sette gol cinque ne ha fatti al Benevento).


Mario Balotelli l’italo-ghanese che ha trascinato ai rigori l’Inter nella finale con l’Empoli assegnandosi poi il titolo del 60° Torneo di Viareggio.
La finale_ L’Inter ha battuto in finale l’Empoli: l’epilogo del torneo ha rappresentato la sintesi dei due modi di fare settore giovanile in Italia: da una parte la politica degli investimenti nerazzurri, in Italia ma soprattutto all’estero, dall’altra la provinciale che fa tutto in casa o attraverso l’acume di chi non ha necessariamente i mezzi delle grandi e magari va a prendersi dal fallimento di una società di calcio, nella fattispecie il Napoli, un bell’attaccante come Caturano. Oppure ai 350.000 euro per prendere un ariete come Balotelli oppone la manciata di miglia di euro per pescare in Georgia Levan Mchedlidze, 17 anni, preso per la prima squadra, salito agli onori delle cronache per essere stato il bimbo che ha piegato la Scozia nelle qualificazioni agli Europei, riaprendo le speranze dell’Italia di Donadoni. Nel torneo Levan ha giocato solo la finale bis, subentrando ma uscendo anche nel secondo tempo supplementare per un bruttissimo intervento che è costato il rosso all’interista N’Ze e una brutta distorsione a lui (tornerà a fine aprile, primi di maggio). Abbiamo parlato di finale bis perché il regolamento del torneo prevede in caso di parità dopo i supplementari, la ripetizione della gara. Il mattatore è stato Balotelli, che a vederlo in Primavera sembra tatticamente un anarchico. “E forse lo è davvero – commenta il tecnico Esposito – In questa fase lui ha l’ansia del contatto con la palla, se non lo trova sta male. Così gira a tutto campo e io non me la sento di affidargli compiti tattici che potrebbero farlo sentire ingabbiato”.È finita 1-1 la prima volta e 2-2 la seconda: sono stati necessari i rigori per stabilire il vincitore e se Balotelli ha realizzato l’ultimo, decisivo, così non è stato per i toscani, usciti a testa alta molto più di quanto non successe nel 2004, quando furono sempre loro, ma contro la Juve, i protagonisti dell’ultima finale ripetuta: 3-3 la prima, 3-0 per i bianconeri la seconda. Senza le prodezze di Balotelli (autore della doppietta nella seconda finale) chissà come farebbe finita: il portiere dell’Empoli Pelagotti ha fatto vedere il meglio del repertorio e, pur non essendo sostenuto da un gran fisico, è parso impressionante per esplosività e reattività. Anche se va detto che l’Inter è arrivata decimata da infortuni e squalifiche all’ultima partita: in panchina c’erano solo quattro giocatori. Per arrivare in fondo la squadra di Esposito ha battuto Cisco, Cesena e Atalanta, quella di Donati Sampdoria, Fiorentina e Vicenza.


La pagina ufficiale sul web del 60° Torneo Mondiale di Viareggio
www.torneoviareggio.it
Quante stelline!_ Non è stato solo il torneo di Balotelli. Nel Milan, che però si è dovuto fermare agli ottavi, ha brillato la stella di Alberto Paloschi, protagonista in campionato con la prima squadra (un gol) a Viareggio ormai concluso per i rossoneri. Paloschi e Balotelli sono amici, frequentano la stessa comitiva a Brescia. Si sono scambiati telefonate di congratulazioni. La generazione di attaccanti italiani emersa al Viareggio ha altri due nomi da copertina. Uno è Salvatore Caturano dell’Empoli, anche lui, come gli altri due, classe 1990, preso gratis quando fallì il Napoli sulla scia della grande tradizione di attaccanti napoletani passati giovani da Empoli: Caccia, Montella, Di Natale… Caturano fa reparto da solo, è un mancino, ha la stazza giusta, un gran fiuto del gol. Per le difese è una preoccupazione costante. E poi c’è Michele Marconi dell’Atalanta: lui è un ’89, è cresciuto nella società satellite toscana del club bergamasco che si chiama Margine Coperta e ha un timbro di garanzia assoluto. Lì è già cresciuto Giampaolo Pazzini, ora alla Fiorentina. Marconi è più prima punta di Pazzini, è più statico e sotto porta risulta spesso implacabile oltre ad essere bravo nel gioco aereo. Matteo Di Piazza, un ’88 della Rappresentativa di Serie D (che con la Cisco Roma è stata tra le piacevoli sorprese del torneo), è già andato al Rimini.Chiude la panoramica sugli attaccanti Samuele Di Carmine, ’88, già nel giro della prima squadra di Prandelli.
Il Viareggio ha fatto vedere anche che sta nascendo una nuova interessante dinastia di difensori centrali. Se Matteo Darmian, classe ’89, è stato predestinato da Berlusconi a ricoprire un ruolo nel Milan del futuro, e se il ceco Ondrej Mazuch della Fiorentina, ’89 anche lui, è già noto per essere apparso in prima squadra, il viareggino Matteo Gentili dell’Atalanta, stessa classe d’età degli altri due, è parso molto interessante, come Lorenzo Ariaudo della Juventus, torinese che allunga la schiera dei giocatori autoctoni del vivaio bianconero: una tradizione piuttosto recente. Altrettanto i laziali Alessandro Tuia e David Faraoni: un ’90 e un ’91, Faraoni gioca ancora da eterno destro ma in prospettiva sembra destinato anche ad agire in mezzo alla difesa. Tra gli emergenti anche Giuseppe Bellusci dell’Ascoli. Per finire, commovente ma anche con tematiche tecniche valenti la storia di Andrea Signorini, figlio del compianto giocatore di Genoa e Roma. Stesso ruolo del papà, stesse movenze, a distanza anche una capigliatura che lo ricorda in maniera impressionante, Andrea ha fatto gol ma, fresco diciottenne, è parso soprattutto un calciatore di prospettiva importante nel suo ruolo.
Tra i giocatori di fantasia, che non guastano mai e fanno il bene del calcio, Matthias Lepiller, il francese della Fiorentina, Aiman Napoli dell’Inter (il nome significa “colui che ha preso la via giusta”: auguriamoglielo…), Cristian Pasquato della Juventus e Marco D’Alessandro, ’91 della Roma, tra i più giovani del torneo.

Tra stranieri, record e FairPlay_ Come ogni anno è arrivato il colpo di un’italiana all’estero. L’Inter prese Pandev e Ribas dal Viareggio. Il Palermo subito dopo ha preso il difensore centrale danese del Midtjylland Simon Kjaer, classe ’89. Aveva provato nel Real Madrid, l’Inter stava per organizzare un’amichevole a marzo per rivederlo e prenderlo. Foschi ha fatto prima. È costato una cifra, 4 milioni. Dicono sia una stella autentica. La Roma vedrà a breve in prova il paraguiano con passaporto spagnolo Federico Santander, ’91, attaccante del Guarani. A proposito di Sebastian Ribas, è stato l’unico giocatore della storia della Coppa Carnevale ad alzarla due volte con due squadre diverse: la prima era stata la Juventude, una selezione sudamericana che nel 2006 ha battuto in finale la Juventus. È stato anche il torneo del fair play. Simone Guerra del Piacenza non ha segnato nella porta della Reggina perché ha visto che il portiere avversario si era fatto male. Il Tottenham avrebbe potuto ricorrere per la sconfitta con la Cisco: l’arbitro anziché sostituire l’assistente infortunato allontanando anche l’altro collaboratore ma nominando due guardalinee di parte delle società ha fatto solo la prima parte di quando dettava il regolamente e ha continuato da solo. “Ma noi abbiamo perso sul campo e a quella storia, mentre la Cisco ci ha battuto, non pensavamo proprio”. Il Viareggio oltre a divertire insegna. Non è poco.

* Fabio Massimo Splendore Giornalista del “Corriere dello Sport-Stadio”


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