S e la sla continua a rappresentare un interrogativo per quanto riguarda le cause scatenanti la sindrome, prendono corpo iniziative tendenti ad incrementare la ricerca. In quest’ottica si inserisce il progetto Cavrea (Centro di Assistenza Valutazione Clinica e Ricerca) nato grazie all’iniziativa del professor Giorgio Galanti, direttore della Scuola di Specializzazione di Medicina dello Sport e la Regione Toscana. Il progetto vede l’adesione anche del dottor Lorenzo Liverani, del Dipartimento interaziendale della rete della Medicina dello sport dell’Area Vasta Centro, del dottor Francesco Bellomo, direttore danitario asl 4 di Prato e, in rappresentanza del mondo dello sport, Renzo Ulivieri (Presidente dell’aiac) e Massimo Masini, ex-giocatore e allenatore di basket.
Questo in sintesi il testo del progetto approvato dalla Regione Toscana nel novembre del 2009 ed entrato adesso nella sua fase operativa:
Analisi del bisogno
I dati numerici di atleti, per quanto riguarda il settore professionistico e dilettantistico riferito alla annata 2007, sono stati forniti dal Coni e riguardano 3.431.851 atleti.
Dai dati forniti dalla Federazione Italiana Gioco Calcio si evince che il numero dei tesserati che si dedicano alla pratica sportiva agonistica continuativa per almeno cinque anni consecutivi sono:
Lega Dilettanti 51.000
Lega ABC 2.050
Calcio a Cinque 3.820
Calcio femminile 530
Totale 57.400
Si può quindi facilmente desumere che in un periodo di circa cinque anni circa 500.000 atleti appartenenti a varie discipline sportive sospenderanno l’attività agonistica.
Proposta operativa
Lo scopo principale sarà quello di offrire un servizio di assistenza attraverso il Servizio Sanitario Nazionale a tutti quegli ex-atleti che presentano, in relazione alla loro pregressa attività sportiva, patologie invalidanti o che impediscono la normale vita di lavoro e di relazione. Questi servizi verranno erogati dalla struttura complessa di Medicina dello sport e dell’esercizio dell’Azienda ospedaliera universitaria di Careggi, inizialmente a livello regionale poi a livello nazionale.
Sarà quindi possibile attuare una monitorizzazione di soggetti che hanno effettuato pratica continuativa agonistica dopo l’abbandono dell’attività sportiva per potere studiare la storia naturale post hoc dell’atleta.
Sarà altresì possibile mettere quindi in evidenza eventuali modificazioni a carico di diversi apparati, impegnati nell’attività sportiva agonistica, con valutazioni generali cardiovascolari, metaboliche, ortopediche e psicologiche. Questo approccio permetterà di capire se la pratica sportiva agonistica possa modificare o meno i processi naturali dell’invecchiamento.
In caso di necessità particolari, saranno trovate le opportune soluzioni ai bisogni attraverso il ssn e con il supporto delle Federazioni sportive.
Scopo secondario
Questo secondo aspetto tenderà a comprendere se il mantenimento della condizione fisica e quindi dello stato di salute sia di per sé geneticamente determinato o modificabile nel tempo una volta cambiate le abitudini e lo stile di vita del soggetto.
Strumenti e Metodi
Le funzioni da sviluppare, attraverso il ssn, saranno l’assistenza clinico-internistica e traumatologica in ex-atleti e offrire un servizio di assistenza a tutti quegli ex-atleti che presentano, in relazione alla loro pregressa attività sportiva, patologie invalidanti e che impediscono la normale vita di lavoro e di relazione.
Questi servizi verranno erogati dalla struttura di Medicina dello sport e dell’esercizio dell’Azienda ospedaliera universitaria di Careggi, inizialmente a livello regionale poi a livello nazionale.
Valutazione e ricerca cardiometabolica di ex-atleti
La monitorizzazione degli ex-atleti permetterà di valutare e comprendere se eventuali manifestazioni di patologia che si possono evidenziare nel tempo abbiano una relazione con pratiche non ortodosse.
Si tratterebbe del primo studio prospettico controllato di coorte a cinque anni di due gruppi di ex-atleti confrontati tra loro per l’incidenza di malattie cardiovascolari.
Studio dello stress ossidativo
Durante l’esercizio fisico, così come in altre situazioni fisiopatologiche, si assiste ad uno sbilanciamento tra produzione di ros (specie reattive dell’ossigeno) e antiossidanti: si verifica quindi stress ossidativo. Occorre quindi un intervento nutrizionale e si devono preventivamente effettuare:
a) una valutazione dello stato nutrizionale e della composizione corporea, attraverso la rilevazione dei valori antropometrici (peso, altezza, imc, pliche, circonferenze);
b) una adeguata anamnesi alimentare, attraverso l’uso dell’atlante delle porzioni degli alimenti.
Monitorare per intervenire
Professor Galanti, il suo progetto guarderà più al futuro che non al passato sanitario dell’atleta. Un notevole ampliamento del settore d’indagine.
Il motivo è che noi non conosciamo la storia naturale dell’atleta; storia naturale che significa monitorare il soggetto da quando ha interrotto l’attività agonistica e cogliere cosi eventuali modificazioni della condizione di salute.
Un numero stimato di 500.000 persone fa supporre un grosso sforzo organizzativo. Come ha raggiunto l’accordo operativo con la regione Toscana?
L’accordo è stato possibile perché questi soggetti presentato segni e sintomi che possono essere ascrivibili a malattie e come tali sono materia del Sistema Sanitario Regionale e quindi pubblico.
L’Aiac riserverà al progetto un ampio spazio informativo, ma come pensa sarà possibile informare un così vasto numero di persone, molte delle quali ormai fuori dalle organizzazioni sportive?
A fianco del centro, situato presso la struttura dell’ospedale fiorentino di Careggi, nascerà una Onlus che si occuperà di reperire le istanze e fornire tutte le informazioni necessarie.
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Supporto psicologico negli ex-atleti
Un altro aspetto non trascurabile dell’abbandono brusco dell’attività sportiva agonistica può essere quello della comparsa, in soggetti predisposti, di manifestazioni di instabilità psicologica. Il supporto a questi soggetti diventa fondamentale per il reinserimento nella attività lavorativa. Ha fatto molta impressione la cronaca recente che ha raccontato di diversi casi di suicidio di atleti ed ex-atleti. Per capire tale fenomeno negli Stati Uniti è stato condotto uno studio che ha evidenziato che dal 1980 al 2000 71 atleti hanno tentato o condotto a termine propositi suicidi. Tra le motivazioni, molta importanza ha la cessazione dall’attività agonistica a causa di una crisi di identità, incapacità di affrontare problemi economici, anche perché il 67% dei giocatori di football ritirati soffrono di infermità permanenti e il 20% ha crisi coniugali e problemi affettivi.
Follow-up del “Fenomeno doping”
Un altro problema emergente è quello legato all’uso di droghe ricreazionali. Uno studio francese condotto in un centro di tossicodipendenti in trattamento con metadone, il 20% dei frequentatori erano ex-sportivi con un passato di alto di livello. Una recente inchiesta condotta da un gruppo di operatori del Centro italiano di Solidarietà ha evidenziato che in una comunità di recupero per ex-tossicodipendenti, la percentuale di ragazzi con un passato sportivo agonistico raggiungeva il 50%. Tale allarmante fenomeno può avere delle spiegazioni nel fatto che la tendenza, da parte degli atleti, all’abuso di sostanze psicoattive per mantenere alta la propria “euforia”, data anche la disponibilità delle stesse nell’ambito di certe frequentazioni durante lo sport attivo, può trovare maggiore amplificazione dopo l’abbandono dell’attività agonistica come strumento di “automedicazione”.
Conclusioni
La pianificazione sanitaria della Regione Toscana 2008-2010 prevede nel capitolo 5 “Un piano per cogliere le nuove opportunità nei livelli di assistenza” e al punto 2.7, “Sport e salute”, un richiamo specifico alla promozione dell’attività fisica come stile di vita in grado di apportare sostanziali benefici sanitari, psicologici e sociali. Gli obiettivi prioritari per il triennio di vigenza del piano saranno, in particolare:
• il consolidamento dell’implementazione dell’anagrafe degli atleti;
• la prosecuzione del programma di sorveglianza sul rilascio delle certificazioni di idoneità allo sport agonistico;
• lo sviluppo del programma di controllo antidoping.
In particolare, come elemento di novità e originalità, unico nel territorio regionale e nazionale, si inserisce la progettazione e l’attuazione del Dipartimento interaziendale della rete della Medicina dello sport dell’Area Vasta Centro.
Giorgio Galanti
Ordinario di Medicina Interna, Presidente del CdL in Scienza e Tecnica dello Sport, Direttore Scuola di Specializzazione di Medicina dello Sport e Direttore SOD Complessa Agenzia di Medicina dello Sport e dell’Esercizio
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