
n° 02 - anno 2010 Indice generale
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E Ancelotti ora è ''King Carlo'' di Andrea Santoni

Carlo Ancelotti dirige l’allenamento del Chelsea: con lui Drogba e Lampard.

La panchina dei Blues nel match di andata col Wigan: il ritorno ha sancito la vittoria del team londinese nella Premier League. |
Nella sua Reggiolo al massimo c'è via Trieste, lunga e placida come tutte queste contrade padane. Via Londra non sta di casa qui, dove la topografia stradale resta ancorata soprattutto ai nomi dei protagonisti della scena politica del novecento (Matteotti, Amendola, don Sturzo). Carlo Ancelotti, grande reggiolese, allora ha pensato bene di andare a calpestare direttamente il suolo della capitale inglese e di piantare la sua bandiera, imponendo a tutto il calcio d’Oltremanica la sua via emiliana al successo. Arrivato al Chelsea, reduce dalla lunga cavalcata milanista, culminata sul tetto del mondo, ha promesso ad Abramovich, patron tanto generoso quanto ambizioso, successi e gloria. E, al primo anno, ha centrato subito tre obiettivi importanti: il Community Shield, strappato al Manchester United (ai rigori) subito in estate, poi la Premier League, ancora davanti all’United (di un punto) e la fa Cup conquistata contro il Portsmouth. Come debutto alla guida dei Blues era difficile fare meglio. Non è un caso che a Londra adesso lo chiamino Re Carlo.
C’è di più, e quel di più si può leggere sulle colonne dell'autorevole “Times”. Il quotidiano londinese non ha esitato a tributare ad Ancelotti il massimo degli elogi, proponendo un confronto con un suo illustre predecessore sulla panchina del Chelsea, José Mourinho: stile, modi, educazione sono tutti dalla parte dell'italiano, che oltretutto ha vinto di più del vulcanico collega, pure capace di vincere la Premier al primo colpo. Il tecnico interista, dopo gli scontri italiani con l’allora dirimpettaio milanista, gli ha invece scritto stavolta un messaggio di complimenti, dopo la vittoria del campionato inglese.

La grinta di Carletto in campo è pari alla compostezza nel rapporto coi media.

I giocatori del Chelsea esultano per la vittoria nella Premier League. |
Al di là di questo gesto distensivo, non c'è dubbio che Ancelotti e Mourinho rappresentano due modi diametralmente opposti di interpretare il ruolo di allenatori di successo. Quanto ama il profumo dello scontro verbale il portoghese, tanto è pacioso Carlo. Inutile dilungarsi sul paragone che avrà di sicuro altre puntate. Proprio il duello con l’Inter di Mou in Champions League, arrivato agli ottavi, rappresenta l’unica delusione per il tecnico italiano. Sull’eliminazione del Chelsea hanno pesato anche alcune decisioni arbitrali (soprattutto nella partita di andata). Ma a San Siro anche a caldo, Carlo si è distinto per misura (“Non sono più abituato a commentare certi episodi”). Andando poi a riscattarsi in campionato, primo italiano a vincere il massimo torneo inglese.
Si allarga così il palmarès internazionale degli allenatori italiani, a conferma del valore assoluto della nostra scuola tecnica. Il suo nome si aggiunge a quelli di Trapattoni, già campione di Germania col Bayern, e di Capello, due volte primo col Real. Capello, peraltro, che condivide con Ancelotti in questo momento le sorti del calcio inglese, in veste di ct accreditatissimo al prossimo mondiale. Per completare il quadro positivo dei nostri tecnici impegnati all'estero bisogna senza dubbio sottolineare il grande avvio di Luciano Spalletti alla guida dello Zenit, in testa al campionato russo dopo dieci partite con 24 punti (senza sconfitte), a quattro lunghezze di vantaggio sul Cska, e in finale di coppa di Lega.
Tornando a Re Carlo, le sue parole dopo il trionfo in Premier League sono un omaggio a tutto il movimento: “Vincere qui è stata proprio una bella sensazione, con significati importanti. Testimonia la qualità della scuola dei tecnici italiani, il loro livello di preparazione, soprattutto sul piano tattico. La differenza fra la Serie A e la Premier League? In Inghilterra il calcio è ancora molto fisico, tatticamente parlando soprattutto le squadre di secondo piano fanno fatica. In tre partite, contro Aston Villa, Sunderland e Stoke, abbiamo segnato sette gol. Domenica ne abbiamo fatti 8 al Wigan. In Italia sarebbe stato impossibile”.
Andrea Santoni
è giornalista del “Corriere dello Sport-Stadio”
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