Da Trento a Tirana, passando per Cittadella, Catania, Chievo e Cagliari: la Nazionale albanese affida il nuovo ciclo alla competenza, all’esperienza e alla cultura del lavoro di Mister Maran
Rolando Maran è il nuovo Commissario Tecnico della Nazionale albanese.
La Federazione calcistica albanese ha ufficialmente presentato il tecnico trentino nella mattinata di martedì 19 maggio, presso la “House of Football” di Tirana. Maran, classe 1963, ha firmato un contratto di un anno e mezzo e sarà affiancato in panchina dal suo storico collaboratore Christian Maraner. Prende il posto di Sylvinho, al quale la Federazione albanese ha rivolto pubblicamente parole di riconoscenza per il lavoro svolto e per i risultati ottenuti alla guida delle Aquile.
Per l’Albania si apre così un nuovo capitolo tecnico, ancora una volta nel segno della scuola italiana degli allenatori. Dopo Giuseppe Dossena, Gianni De Biasi, Cristian Panucci ed Edy Reja, Rolando Maran diventa il quinto tecnico italiano a sedere sulla panchina della Nazionale rossonera. Una continuità che racconta non soltanto un rapporto calcistico consolidato tra Italia e Albania, ma anche una stima profonda verso il metodo, la preparazione e la cultura professionale dei nostri tecnici.
Nel giorno della presentazione, il presidente della Federazione albanese Armand Duka ha indicato con chiarezza gli obiettivi del nuovo ciclo: il primo posto nel girone di Nations League, la qualificazione alla fase finale di UEFA Euro 2028 e, in prospettiva, il sogno di accompagnare l’Albania verso una storica partecipazione al Mondiale 2030.
Maran ha accolto la nuova missione con parole di forte partecipazione emotiva e professionale:
“Voglio ringraziare il Presidente per questa opportunità. Ho seguito da vicino la Nazionale albanese e per me è un grande onore allenare una squadra che rappresenta un popolo così orgoglioso. Prometto che trasmetteremo in campo tutto il vostro amore per questa maglia, dando tutto e chiedendo lo stesso a tutti coloro che lavoreranno con me: staff, giocatori e Federazione”.
E ancora:
“Per me è un impegno che mi assumo con emozione. È qualcosa che sento profondamente dentro. Dobbiamo mostrare in campo ciò che rappresentano i tifosi e la nazione albanese”.
Parole che restituiscono il senso più autentico di questa scelta: non soltanto un incarico tecnico, ma una responsabilità identitaria, sportiva e culturale.
Un percorso costruito sul campo
Nato a Trento il 14 luglio 1963, Rolando Maran ha costruito la propria carriera attraverso un percorso lungo, coerente e profondamente radicato nel calcio italiano. Ex difensore, legato in modo particolare al Chievo Verona da calciatore, dopo il ritiro ha intrapreso la carriera tecnica partendo dal lavoro quotidiano, dalla formazione, dalla provincia calcistica e dalla costruzione paziente dei gruppi.
Dopo le prime esperienze nei settori tecnici e giovanili, tra Chievo, Brescia e Cittadella, il primo incarico da allenatore della prima squadra arriva proprio al Cittadella, tra il 2002 e il 2005. In Veneto, e in particolare nell’Alta Padovana, Maran scrive uno dei primi capitoli significativi della sua storia professionale: tre stagioni, oltre cento panchine e un’identità di squadra fondata su organizzazione, applicazione e senso collettivo.
Nel 2005-2006 approda al Brescia, dove guida una squadra ambiziosa nel campionato di Serie B. Nel 2006-2007 è al Bari, quindi alla Triestina, tra il 2007 e il 2009, altra tappa importante nella sua maturazione tecnica. Seguono le esperienze al Vicenza, con due distinti periodi tra il 2009 e il 2011, e al Varese nella stagione 2011-2012: un’annata di grande rilievo, culminata con l’accesso ai play-off per la promozione in Serie A.
Il salto nella massima serie arriva nel 2012 con il Catania. È qui che Maran firma una delle pagine più brillanti della propria carriera: nella stagione 2012-2013 il club siciliano chiude all’ottavo posto in Serie A con 56 punti, record storico del Catania nella massima categoria. Una squadra compatta, verticale, coraggiosa, capace di unire solidità tattica e qualità offensiva, valorizzando giocatori di grande talento e costruendo un’identità riconoscibile.
Dopo Catania, Maran ritrova il Chievo Verona, questa volta da primo allenatore. Dal 2014 al 2018 guida il club gialloblù per 148 partite, conquistando quattro salvezze consecutive in Serie A e raggiungendo il punto più alto con il nono posto e i 50 punti della stagione 2015-2016. È forse il ciclo che più racconta la cifra tecnica del suo lavoro: equilibrio, intensità, lettura delle risorse disponibili, capacità di far rendere il gruppo oltre le previsioni.
Nel 2018 arriva il Cagliari. In Sardegna Maran apre un’altra fase significativa della sua carriera, guidando i rossoblù per 69 partite e vivendo, nella stagione 2019-2020, una lunga striscia di risultati utili consecutivi che porta il Cagliari stabilmente nella parte alta della classifica, fino a sognare le zone europee. Anche qui emergono alcuni tratti costanti del suo calcio: compattezza, spirito di squadra, aggressività organizzata, valorizzazione del capitale umano.
Seguono le esperienze al Genoa, nel 2020, al Pisa, nel 2022, e il ritorno al Brescia tra il 2023 e il 2025. Complessivamente, il percorso di Maran racconta oltre venticinque anni di panchine professionistiche, con centinaia di gare dirette tra Serie A, Serie B e competizioni nazionali. In Serie A, il tecnico trentino ha accumulato 277 panchine, lasciando tracce significative soprattutto nelle esperienze con Catania, Chievo e Cagliari.
La scuola italiana torna al centro del progetto albanese
La scelta della Federazione albanese conferma ancora una volta la considerazione internazionale di cui gode la scuola italiana degli allenatori. Lo stesso presidente Duka ha sottolineato, durante la conferenza stampa, la forza della cultura tecnica italiana e la sua coerenza con il percorso dell’Albania, anche alla luce del fatto che molti calciatori albanesi militano o si formano nel sistema calcistico italiano.
Maran ha già tracciato alcune linee della propria idea di lavoro:
“Mi piace avere una squadra aggressiva. Dobbiamo dimostrare di essere forti in campo. Questo è il mio DNA e voglio trasmetterlo”.
Alla domanda sulla tradizione difensiva degli allenatori italiani, il nuovo CT ha risposto rivendicando un’idea moderna di equilibrio:
“È importante difendere bene, ma serve anche continuità nel dominare le partite e nell’essere più forti degli avversari. Voglio portare una squadra che giochi a calcio. Ci saranno momenti in cui dovremo difendere, ma dovremo farlo tutti insieme. È questa la chiave per ottenere risultati”.
Maran ha inoltre ribadito la volontà di vivere pienamente la nuova realtà:
“Mi trasferirò qui. È stata la prima cosa di cui ho parlato con il Presidente. Se voglio allenare bene questa squadra, se voglio esserne parte integrante, ho bisogno e voglio vivere qui”.
Un segnale forte, che conferma la disponibilità del tecnico a entrare nella cultura calcistica e sociale del Paese, non limitandosi alla gestione dei momenti di campo.
Gli auguri dell’AIAC
L’Associazione Italiana Allenatori Calcio rivolge a Mister Rolando Maran le più sincere congratulazioni per questo prestigioso incarico internazionale.
La sua nomina alla guida dell’Albania rappresenta un ulteriore riconoscimento al valore della competenza italiana nel mondo: una competenza fatta di studio, metodo, capacità di adattamento, lettura del contesto e profonda cultura del lavoro.
Da Trento a Tirana, passando per Cittadella, Catania, Verona, Cagliari e molte altre piazze del calcio italiano, il percorso di Rolando Maran testimonia la forza di una professionalità costruita nel tempo, attraverso il campo, la responsabilità e la continuità.
A Mister Maran e al suo staff l’augurio dell’AIAC per questa nuova avventura alla guida delle Aquile albanesi, con l’orgoglio di vedere ancora una volta un allenatore italiano chiamato a rappresentare, fuori dai confini nazionali, il valore della nostra scuola tecnica.
20.05.2026


